A Otto e mezzo Massimo Giannini critica la libreria di Salvini, ma la Gruber lo riprende


A Otto e mezzo si commenta il trionfo elettorale della Lega e Massimo Giannini critica la libreria di Salvini: “La banalità del male”. La Gruber interviene: “Piano che ci sono anche io”. Una presenza casuale?

Chissà se si trovava lì per caso, o se magari alla base ci fosse una precisa strategia comunicativa. Nell’ormai celebre libreria di Matteo Salvini, messa in mostra nella notte del trionfo elettorale della Lega alle europee, c’era anche un libro della nemica-amatissima Lilli Gruber. Nascosto, di sicuro meno visibile del tapiro, delle immagini del Milan o del cappellino di Trump, ma comunque funzionale alla narrazione di questi giorni.

La prova si è avuta lunedì sera a Otto e mezzo, quando la Gruber e i suoi ospiti si sono ritrovati a commentare la foto nella quale il leader leghista esultava per aver portato il Carroccio al primo posto.

La trappola però era dietro l’angolo e a finirci dentro è stato Massimo Giannini:

“Salvini ha una notevole capacità comunicativa, a malincuore bisogna riconoscerglielo. Persino la foto di ieri con alle spalle tutto il suo pantheon […] Il tapiro, le foto del Milan […] Grande abilità mediatica di mettersi sullo stesso piano dei suoi elettori. La banalità del male”.

La padrona di casa, con il sorriso sulle labbra, ha quindi ricordato il suo piccolo e involontario contributo alla costruzione della scenografia:.

“No, piano che c’era anche un mio libro!”.

Il giornalista a quel punto è corso ai ripari con una battuta: “Quella era l’unica cosa che condividevamo”.

Il volume alle spalle di Salvini non è riconoscibile. Stando ai pochi richiami forniti dalla copertina potrebbe trattarsi di “Prigionieri dell’Islam”, libro scritto dalla Gruber nel 2016. Un titolo buttato là?



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