A Te le chiavi, Paola Marella racconta a Blogo il nuovo programma e i suoi prossimi progetti tv


Pronta al debutto su La7 con un format immobiliare tutto nuovo, Paola Marella conferma il suo amore per la tv e la passione per il racconto anche ‘sociale’ della casa, perché parlare delle case vuol dire anche parlare degli italiani.

Paola Marella torna in tv con un format tutto nuovo, che mescola game e makeover immobiliare: si intitola A te le chiavi e debutta domenica 14 aprile alle 14.00 su La7. Una nuova rete, dunque, per un nuovo progetto che mescola elementi del più classico dei racconti tv legato alla casa, ovvero la  sua trasformazione, con quelli della gara: in ogni puntata, infatti, la coppia protagonista, che ha intrapreso il complicato viaggio verso la ristrutturazione di un immobile, potrà vincere i lavori eseguiti – e quindi non pagarli – se riuscirà a indovinarne il costo o quantomeno se riuscirà a indicare una cifra inferiore all’effettivo ammontare della spesa.  Oltre a seguire i lavori, quindi, il pubblico a casa potrà ‘giocare’ con i protagonisti a indovinare la spesa e a partecipare delle ansie dei concorrenti. E se pensate che il lieto fine sia garantito, dovrete ricredervi.

Noi ne abbiamo approfittato per farci raccontare proprio da Paola Marella, la signora del makeover edile in tv, come funziona A te le chiavi. Ne è nata una chiacchierata piacevole e stimolante sulle potenzialità del racconto immobiliare in tv e sui suoi prossimi progetti per il piccolo schermo. E nella settimana del Salone del Mobile milanese gli spunti non mancano.

Partiamo subito da questo nuovo format, A Te le Chiavi: a leggere la presentazione sembra un po’ un incrocio tra il più classico dei makeover e OK – Il prezzo è giusto!…

(Si sente la sua risata cristallina dall’altro capo del telefono). Direi che è una bella sintesi. Al di là delle battute, il programma ruota intorno alla possibile vittoria di una ristrutturazione immobiliare. In gara ci sono i lavori di tre stanze: i concorrenti devono capire e valutare i costi delle singole stanze, il che è più difficile dell’individuare la spesa complessiva della ristrutturazione. Impossibile ‘indovinarla’ esattamente, all’euro, insomma. Quindi si vince se la cifra indicata è al di sotto di quella effettivamente spesa per almeno due delle tre stanze in gara: i concorrenti dovranno a quel punto coprire solo la differenza tra la cifra indicata e quella realmente spesa.

La domanda è d’obbligo: sono tutte storie vere?

Assolutamente sì. Ogni passaggio è seguito da un notaio, che certifica costi e registra le risposte dei concorrenti. E’ una vera e propria gara, che ha visto protagonisti coppie di vario tipo, dai giovani conviventi a quella di coniugi, tutti partiti con la concreta intenzione di ristruttrare casa ‘a prescindere’ dal programma tv.  Sono venuti da noi, sono state fatte loro proposte ipotesi con un preventivo iniziale complessivo: loro poi decidono cosa fare, consapevoli che la gara riguarda solo tre stanze e che il resto della casa è comunque a loro carico. Diciamo che hanno la possibilità di non pagare tutto se indovinano il costo di due delle tre stanze in gioco. E alla fine abbiamo avuto chi ha perso… e non può capire anche la commozione di queste coppie che ci contavano.

Ma in fondo vincono tutti, no? Comunque si sono garantiti una ristrutturazione curata da lei…

Eh no, perché io qui sono solo in veste di conduttrice. La ristrutturazione è stata curata dagli architetti di Facile Ristrutturare, che collaborano al format (un branded content con il supporto di Facile Ristrutturare, ideato e realizzato da Prodotto – Fattori di videoevoluzione  in collaborazione con la divisione Brand Integration di Cairo Pubblicità, ndr). Certo, io ho dato qualche consiglio qua e là, ma il makeover è stato seguito da altri.

Quindi un vero e proprio game. Ma fare un game su l’immobiliare non è proprio una cosa semplicissima…

Bravissima! Sembra un ‘gioco’ scontato, semplice da realizzare e da afforntare, ma non lo è, tant’è che ci sono coppie di concorrenti, arrivati comunque preparatissimi, convinti di riuscire a individuare costi e spese dopo lunga documentazione, che non sono riusciti a vincere. Ed è stato un grande dispiacere vederli delusi. Devo dirle che la speranza iniziale, compatibilmente con le regole del gioco ovviamente, era quella di dare a tutti la ristrutturazione, ma il lieto fine non c’è stato per tutti, ahimè.

Otto puntate, otto storie diverse da seguire, quindi…

Assolutamente: come le dicevo abbiamo avuto una madre e una figlia,  fidanzati che vanno a vivere insieme per la prima volta, la mamma single che punta all’investimento, due ragazzi che si decidono per la convivenza, famiglie allargate… Sono tutte storie assolutamente reali cui la gente si appassiona e non soltanto per il makeover, che comunque conquista – perché il confronto tra ‘il prima e il dopo’ piace sempre -, ma anche perché poi c’è anche l’elemento di ‘tensione’ tra le coppie, tra chi sbaglia e chi indovina… Per farlo, poi, abbiamo girato l’Italia ed è un aspetto ancor più interessante: girando per il Paese abbiamo incrociato vicende anche molto toccanti, commoventi, ancor di più se non si riusciva a vincere. Si sa cosa vuol dire ristrutturare casa per una famiglia o per chiunque abbia investito in quell’immobile un’idea di futuro e la possibilità di avere un contributo importante, beh è coinvolgente. Devo dire che è stato anche un modo di raccontare l’attualità, un modo di toccare la realtà di molti, in diverse parti del Paese.

Diventa quindi anche una ‘piccola’ fotografia del ‘Paese reale’, come si usa dire in questi casi, cosa piuttosto inedita per un makeover. Ma qual è la cosa più difficile da raccontare in tv in un format immobiliare.

Innanzitutto la complessità dei lavori. Io lavoro nell’ambito edilizio da più di trent’anni e la perfezione, per quanto inseguita, non esiste mai: c’è sempre qualcosa che va per il verso storto e quel che sembra ‘facile’, ottenuto senza sforzo, in realtà nasconde fornitori fuori tempo, tempistiche che non si incastrano, notti di lavoro no-stop per consegnare un lavoro. Ecco, tutto questo non è facile da far capire e mostrare in tv.

Per restare in argomento, era da un po’ che non la si vedeva sul piccolo schermo. Ma per lei la televisione è “un vizio che non si vuol perdere”, come canta Ligabue, un piacevole hobby, una passione…? 

La tv mi piace, ma non nasco in tv. Faccio un altro lavoro nella vita, ma devo dire che fare tv è bello ed è anche molto interessante, che mi ha permesso di fare cose diverse, conoscere persone cui sono molto legata, collezionare esperienze che altrimenti forse non avrei fatto. Come dico sempre, ho iniziato per sbaglio. Mi ci sono avvicinata per caso, quando il settore immobiliare è entrato in crisi. Ho iniziato nel 2007 e per  tre anni ho fatto quasi solo quello. C’è stato un periodo, diciamo dal 2007 al 2013/2014, che facevo anche tre o quattro programmi diversi all’anno. Poi la crisi ha mollato un po’ la morsa, io mi sono rimessa in equilibrio in quello che è sempre stato il mio settore. Il fatto di fare, però, altro nella vita mi permette di fare in tv solo quello che mi piace e che sento nelle mie corde… In fondo ho una vita piena e gli anni passano: affrontare cose nuove a 40 anni è diverso che farlo a 50… Quindi faccio cose che mi piacciono, che mi entusiasmano… E per fortuna posso farlo.

Ma ci sono altri progetti tv in prospettiva?

Beh, può darsi che ci siano a breve delle nuove cose proprio nelle mie corde, ma al momento è davvero prematuro parlarne… Va detto che oggi comunque non è poi così semplice fare tv nel nostro ‘settore’: si tratta di produzioni impegnative, anche costose, e negli ultimi anni il genere ‘immobiliare’ è andato un po’ scemando e non è poi così scontato oggi riuscire a farne programmi legati alla casa, o almeno a un certo modo di raccontarla. Per cui  se vengono fuori delle occasioni interessanti, che la rete vuol fare in un certo modo, in cui si incastrano bene i desideri di tutti allora ben venga. Ma devo dire anche che negli ultimi anni ho scoperto i social, che ti portano a un contatto costante con il pubblico ed è anche molto piacevole visto il riscontro affettuoso che ricevo. Sono una straordinaria valvola di comunicazione.

Chissà, quindi, che non possano essere un ingrediente di un suo prossimo progetto tv? Tra parentesi, c’è qualcosa che le piacerebbe ancora fare che non le mai è stato mai chiesto, anche magari al di fuori del settore immobiliare? Seguendola sui social, infatti, si nota il suo interesse per la moda…

Diciamo che io ho fatto sempre più Home Staging che Interior Design, ma dico sempre che moda e arredamento, per come me ne occupo io diciamo, in qualche modo si sovrappongono, nella scelta ad esempio di un tocco eccentrico anche in un contesto classico, che può valere tanto nell’abbigliamento che nella casa. Qualcosa del genere la facevo in The Real e mi sono divertita tantissimo: era un programma che io ho davvero amato fare e che mi piaceva molto. Feci per un certo tempo una rubrica sull’armadio e mi divertii davvero tanto, ma il mio mondo resta la casa.

Guardando anche alla produzione anglosassone, c’è qualcosa che le piacerebbe portare nei nostri palinsesti?

Mi sarebbe piaciuto fare Extreme Makeover… Trovo che sia un format molto interessante, anche per quella dimensione di comunità che aveva nella versione originale. Mi sarebbe piaciuto anche perché la casa è qualcosa di molto particolare per gli italiani peraltro importantissimo secondo voi per le famiglie per le situazioni sempre più complicate di ciu si sente parlare e si legge.  Mi sarebbe piaciuto trattare il ‘discorso casa’ anche un po’ ai fini…

Sociali, magari?

Ecco… Io comunque resto centrata sulla casa: non ho l’esperienza per fare qualcos’altro o comunque dovrei trovare forti ispirazioni. Per carità, come dicevo potrebbe divertirmi fare qualcosa che abbia a che fare col femminile e torno a The Real, che ribadisco trovo un programma molto carino, leggero, ma pieno di spunti, perfetto per intrattenere ma dando spunti.

E di spunti nuovi anche sul mondo ‘home’ non ne mancano: penso a tutto l’universo legato all’ecosostenibilità applicata alla casa.

Eh beh, sì (la voce si illumina, ndr). Adesso c’è tutto un mondo che si apre su questi temi e appuntamenti come il Salone del Mobile sono sempre più attenti a questo tipo di racconto.

Ha mai pensato a un format per raccontare il Salone del Mobile e il suo FuoriSalone? Per cho non vive a Milano ormai è un’entità complessa e quasi mitologica…

Ahhhhh, mi sarebbe piaciuto tantissimo. Provo a farlo con le mie stories e tramite i miei social, ma devo dire che raccontare il salone non è facile. Però un programma sul Salone sarebbe stato bello secondo me, mi sarebbe piaciuto fare qualcosa che permettesse di far conoscere al pubblico quel che il salone racconta, presenta, anticipa. Per me è cultura, lo dico sempre, e per fortuna i ragazzi ci si avvicinano sempre di più, anche se non tantissimo, visto che è un mondo un po’ complicato, nel quale magatri èa nche difficile orientarsi all’inizio. Feci qualcosa legato al Salone tanti anni, fa, forse all’inizio del Duemila con Discovery, ma erano per lo più interviste molto mirate… Raccontarlo oggi sarebbe davvero bello e interessante, anche perché in fondo io vivo ‘in mezzo’, sono tra la ‘giornalista’, la narratrice insomma, e chi ne sa un po’ di più rispetto chi non si occupa esclusivamente di questo mondo mentre io magari ne so qualcosina in più (dice con vera modestia). Ecco, questo   mi sarebbe piaciuto molto: poteva essere una cosa molto carina, molto.

Magari ci si può pensare per il prossimo salone: se qualcuno ci legge potrebbe pensare a un format ad hoc per il prossimo anno..

Magari. Sarebbe davvero molto interessante!

 

La proposta è lanciata e speriamo che l’operazione “Paola Marella narratrice del Salone del Mobile 2020 in tv” si concretizzi. Nel frattempo aspettiamo di vederla in A Te le Chiavi e di avere presto notizie sui prossimi progetti tv.

 



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