Catch-22, intervista con Christopher Abbott protagonista della mini-serie


Christopher Abbott, già visto in passato in Girls, ha presentato a Roma Catch-22 insieme al resto del cast


Protagonista di Catch-22 è John Yossarian, chiamato però da tutti semplicemente YoYo, interpretato da Christopher Abbott che i più attenti ricorderanno come il sereno e tranquillo fidanzato di Marnie in Girls. Al contrario YoYo non è sereno quanto scoraggiato, disilluso, rassegnato a quello che è il suo destino all’interno dello scenario di guerra in cui si ritrova a cercare di sopravvivere.

Catch-22 è stato girato in gran parte in Italia, un’esperienza che non è dispiaciuta a Christopher Abbott “L’ho amato. Siamo stati qui per 4 mesi, metà in Sardegna e un periodo a Roma, o vicino Roma, è stato un periodo straordinario” e poi prova a dire qualche parola in italiano, come potete vedere nel video in apertura dell’intervista realizzata durante l’anteprima romana della miniserie.

Al di là delle battute sul periodo italiano, Abbott si fa più serio quando parla del suo ruolo e del suo rapporto con la guerra “Il personaggio è profondamente esistenzialista, per questo ci sono molto  legato,” ci racconta Abbott “non è solo farsi domande sulla guerra, il rapporto con Dio, cosa vuol dire vivere, restare vivi aver paura di morire, queste son cose cui mi sento vicino. Il percorso del personaggio inizia facendo finta di essere pazzo per scappare dalla guerra, ma alla fine diventa quasi pazzo, come stava facendo finta di essere“.

Parlare della guerra, affrontare questi importanti argomenti è fondamentale anche oggi perchè “anche se è ambientato durante la seconda guerra mondiale, i temi dello show sono per lo più legati alla condizione umana, vita e morte, in un certo senso lo sfondo è la guerra, ma è per lo più legato all’essere umano quindi chiunque vi ci può riconoscere in ogni momento, in ogni periodo.”

Anche se si tratta di un’opera di funzione, Abbott si è sentito molto vicino al suo personaggio “provi in un certo senso quel che vuol dire stare in  quegli aerei, cerchi comunque di ricreare quelle sensazioni, di come potrebbe essere, ti immagini di come poteva essere in quel periodo e fa paura, pensare quanto siano stati coraggiosi, seppure così giovani“.

Le domande sono state realizzate in collaborazione con Laura Molinari



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