Champions, Ajax, la banda degli Oliver Twist costata meno della metà di Bale


ROMA – Gli easy riders d’Olanda sono, per citare a metà Dennis Hopper, “libertà senza paura”. Giocano felici. Forse anche perché, come raccontava qualche tempo fa Nicolas Tagliafico, argentino che in tasca porta sempre con sé anche il passaporto italiano, “in Olanda la marijuana è legale, se capita uno può farsi un tiro alle 9 di mattina e alle 12.30 scendere in campo”. Nessuno gli dà fastidio e nessuno è venuto a chiedergli spiegazioni quando raccontò questa storia al “Clarin”. Ma non è certo per un “churrito” condiviso che l’Ajax ha spianato il Real Madrid.  Ci sono motivazioni superiori. C’è aria vera in quel loro calcio che sa di felicità. C’è qualcosa di molto concreto in quel loro muoversi per il campo, qualcosa di forte, di nuovo e di tradizionale che rimanda davvero agli anni di Johann Cruijff: “Il segreto è non aver mai paura, è sempre questa la parola chiave”.

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La paura è come l’acido lattico, prima intossica i muscoli e poi, chimicamente, aggredisce le mandibole sino ad arrivare al cervello, dove per quei misteri che è meglio lasciar tali si trasforma in ammoniaca. Se n’è accorto tutto il Bernabeu, che l’ammoniaca aveva scelto da che parte stare. Per un paio di minuti, martedì sera, in  quel vuoto assordante di silenzio che solo gli stadi feriti sanno offrire, i tifosi dell’Ajax intonavano canti scandendo, prendendone uno alla volta, il nome dei loro ragazzi, i loro Oliver Twist. Non hanno un Mbappé, non hanno stelle, ma il cielo dell’Ajax è fatto per volare, ovviamente nel blu dipinto di blu. O di biancorosso. L’identità è tornato ad essere un valore, da quelle parti. Quando a novembre, con l’Ajax ancora in bilico tra il passaggio agli ottavi e la “retrocessione” in Europa League, venne chiesto a Matthijs de Ligt, 19 anni, difensore centrale, chi avrebbe preferito tra Barcellona e Manchester City come prossima e logica destinazione, lui rispose senza pensarci due volte: “Ajax!”.

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Ryan Gravenberch a 16 anni vale già 5 milioni di euro. A lui, con la partenza di Frenkie de Jong, sarà affidato il centrocampo del futuro. “Era giusto non trattenerlo”, ammette Marc Overmars, ex stella di fascia di Ajax,  Arsenal, Barcellona, e ora direttore del settore calcio del club. Rifletteva sull’affare con uno sguardo un po’ malinconico ma rassegnato. Non potevano dire no a lui, il ragazzo sul quale il presidente del Barça Bartomeu, sta costruendo il “dopo-Messi”, e no a 86 milioni per un fenomeno di 21 anni: “La verità”, prosegue Overmars, “è che quando l’Ajax vende un grande calciatore realizza un doppio risultato: fa la fortuna del ragazzo e anche la sua fortuna”. L’Ajax, soprattutto questo nuovo Ajax, può contare su continui ricambi, assicurati dalle giornate del talento che la società indice con scadenze regolari per accogliere “prospetti” da tutto il territorio nazionale. Hanno perso Klaassen (Everton), Sanchez (Tottenham) e Kluivert (Roma). Ma quasi nessuno se n’è accorto. Non tutti sono giovanissimi. Ma la gran parte sì. E non sempre si vede. Debbono confrontarsi con i padroni del calcio giocando in un campionato, diciamo così, di seconda fascia. Ma questo non impedisce ai giovani di esplodere. Anzi: “A volte è un bene, perché crescono con meno riflettori addosso”.

Capitò anche allo stesso Overmars. A 22 anni vinse la Champions con l’Ajax, subito dopo si trasferì a Londra per vincere la Premier con l’Arsenal di Arséne Wenger, che per lui stravedeva. E’ vero: il Real Madrid ha perso per le sue intrinseche e perenni ambiguità e forse perché dopo tre Champions consecutive, e senza Ronaldo, ci sta pure che uno passi la mano. Ma ciò non deve sminuire la grandezza degli Oliver Twist allenati da ten Hag. La rosa delle meraviglie, con le punte di diamante di de Jong, van de Beek, i danesi Schöne e Dolberg, gli splendidi marocchini Ziyech e Mazraoui (ma anche di passaporto olandese), il brasiliano Neres e infine Dusan Tadic (riguardatevi il gol di martedì di questo sensazionale serbo e capirete perché è uno dei calciatori più sottovalutati del nostro tempo), è costata meno della metà del costo di Bale (ammesso che oggi sia lo stesso pagato dal Real Madrid al Tottenham (101 milioni) e la paga dell’intera famiglia Twist è inferiore allo stipendio annuale del gallese (15 milioni). Ma i quarti ci vanno loro.