Che fine ha fatto? Intervista a Silvia Kramar, ex giornalista di Studio Aperto


Per la rubrica Tv Off intervista a Silvia Kramar, giornalista di Studio Aperto che per prima annunciò l’inizio della Guerra del Golfo: “Lavoravo da casa, avevo tre televisori. Il Ministro degli Esteri De Michelis lo seppe da me”. La lite con Fede e le accuse a Mentana

Un volto come tanti, ma un nome che ha fatto la storia della televisione italiana. C’è stato un prima e dopo Silvia Kramar, con quella linea di confine che ha segnato il passaggio dal monopolio dei telegiornali della Rai alla concorrenza diretta con le reti Mediaset.

E’ il 17 gennaio 1991 e Studio Aperto, appena fondato, fa il colpaccio: “Pronto, pronto, hanno attaccato. Il cielo di Baghdad è pieno di fuochi”. Comincia così la Guerra del Golfo, con l’Italia che apprende la notizia in diretta tv.

Una voce più che una faccia. Anzi, voce e penna dato che Silvia nasce come giornalista della carta stampata. “Avevo studiato alla Boston University ed ero corrispondente dagli Stati Uniti per Il Giornale di Montanelli – dice la Kramar a TvBlog – raccontai il terribile terremoto di San Francisco del 1989 e quando Emilio Fede si accorse di me mi propose delle collaborazioni telefoniche. Dirigeva un piccolo telegiornale su Rete A, poi quando venne chiamato da Berlusconi alla Fininvest mi chiese di continuare la collaborazione”.

Classe 1957, Silvia oggi vive in North Carolina con le due figlie adottive. Insegna italiano all’università e gestisce un maneggio. Il giornalismo non le manca, eppure quando rispolvera l’album dei ricordi gli aneddoti si sprecano.

Studio Aperto era nato per l’occasione, tutto era nuovo, c’era stata a malapena qualche prova. Io lavoravo da casa, non avevamo un ufficio. Non appena venne lanciato l’ultimatum a Saddam andai ad  acquistare altri due televisori. Ne avevo in tutto tre, di cui uno sintonizzato sulla Cnn e un altro sulla Abc”.

Arriva il giorno fatidico, quello che avrebbe cambiato la storia dell’informazione privata e reso la Kramar una celebrità. “I miei rivali della Rai avevano la redazione in un grattacielo di Manhattan, ma facevano orari di ufficio. Alle cinque del pomeriggio chiudevano tutto e se ne andavano. E così fecero pure quel 17 gennaio”.

Cosa accadde quella sera?

“Ero sintonizzata sulla Cnn, che non dava aggiornamenti. Sull’altro schermo invece c’era Peter Jennings dell’Abc. Tenevo il volume basso perché Fede poteva chiamarmi da un momento all’altro. Ad un tratto vidi il volto allucinato di Jennings: era al telefono con l’inviato a Baghdad, che gli aveva confermato l’attacco”.

Immagino la sua reazione.

“Cominciai a urlare al telefono: ‘Pronto, pronto, mi sentite?’. Volevo che mi mandassero subito in diretta, nessuno però mi rispondeva. Fino a quando sentii la voce di Fede che annunciava il collegamento. Al cinquantesimo ‘pronto’ esplosi: ‘Hanno attaccato, hanno attaccato’. Mi venne spontaneo”.

Quelle parole hanno scritto una pagina di televisione.

“Lo so. L’allora Ministro degli Esteri Gianni De Michelis mi confidò che aveva appreso dell’inizio della Guerra del Golfo da me. La Casa Bianca aveva garantito che prima di attaccare avrebbe avvertito tutti i Ministri degli Esteri. Quella sera De Michelis si trovava a cena in un’abitazione romana, ma nessuno lo avvisò. Furono i camerieri a dirglielo, perché mi avevano ascoltato in televisione. Allora si spostò in cucina e solo a quel punto gli arrivò la chiamata dall’America”.

Si guadagnò decine di articoli sui giornali.

“Qualcuno ogni tanto mi segnala che senza il mio scoop probabilmente i tg delle reti di Berlusconi non sarebbero mai nati o diventati quello che sono oggi, ma non voglio prendermi i meriti. Non fui una maga, avevo solo avuto la fortuna di trovarmi di fronte alla tv”.

Per la Rai fu una beffa cocente.

“Loro si affidavano al satellite e questo li portava a fissare determinati orari per i collegamenti. Al contrario, Fede sfruttò l’immediatezza del telefono”.

 In seguito cosa successe?

“Continuai a lavorare per Il Giornale, proseguendo le collaborazioni con Studio Aperto. Poi nacque il Tg5 di Enrico Mentana e mi chiesero di lavorare per due telegiornali. La situazione si fece complicata, era come essere figlia di due genitori divorziati. Infine, con la fondazione del Tg4 mi ritrovai spalmata addirittura su tre tg. Tentavo di diversificare le storie in base ai gusti dei singoli direttori. Insomma, provavo a non pestarmi i piedi da sola”.

Un’impresa ardua.

“Decisamente. Nel 1994 Bill Clinton venne in Italia per conoscere Berlusconi, eletto da poco. La Casa Bianca doveva decidere a quale emittente concedere l’esclusiva dell’intervista che precedeva la partenza. In genere a beneficiarne era la televisione di Stato, ma Berlusconi era al contempo padrone di Mediaset. Quindi optarono per il tandem Tg1-Tg5. Mediaset scelse me, avendo seguito l’anno prima le elezioni presidenziali. Mi dissero che il servizio sarebbe andato in onda il sabato nell’edizione delle 20 e mi ordinarono di non informare assolutamente Fede. Anche se lavoravo per tre reti, il mio direttore ufficiale restava lui. Mi trovai in una condizione sgradevole, provai a mediare e insistetti affinché lo avvisassero, ma furono irremovibili. Da un lato si trattava di un’occasione unica, dall’altra compresi a cosa stavo andando incontro”.

Quando Fede seppe dell’intervista, come reagì?

“Alle 20 andarono in onda le due interviste, completamente identiche. Tornata a casa trovai la segreteria telefonica piena. Tra i tanti messaggi ce n’era uno suo, era infuriato. ‘Io ti licenzio’, urlava. Il firmatario del mio contratto in effetti era lui”.

L’azienda la sostenne?

“Io avevo eseguito un ordine, mi sentivo relativamente tranquilla. Speravo che le cose si sistemassero, ma a Milano nessuno si mobilitò. Capii che le cose si stavano mettendo male. Chiamai Mentana chiedendogli di farmi un nuovo contratto. Mi rispose di no, proponendomi un accordo come free-lance. Per me fu impossibile accettare e la mia avventura si concluse lì”.

Tra Fede e Mentana sembra più delusa dal secondo.

“Mentana non lo sentii più, sapeva benissimo che avrei incontrato grossi problemi con Fede, sapeva che se la sarebbe presa. La reazione di Emilio in fondo era prevedibile”.

Da quel momento sparì dal video.

“Nel 2003 scoppiò la seconda Guerra del Golfo e Fede si rifece vivo. Voleva ricominciare, come se niente fosse accaduto. Ma io nel frattempo non stavo più a New York e avevo adottato una bambina. Non potevo garantire delle telefoniche ventiquattr’ore su ventiquattro. Non avevo scelta e rifiutai l’offerta. Ebbi la sensazione che volesse vivere un nuovo exploit”.

Fu l’ultima volta che lo sentì?

“Qualche anno fa un programma che ricordava l’annuncio del 1991 mi telefonò dicendomi che c’era ospite Fede. Mi proposero di salutarlo e accettavi volentieri. Parlammo per un minuto”.

Col giornalismo ha chiuso definitivamente?

“Non lo so. Il giornalismo è cambiato ed è cambiata anche la televisione. Con Indro ho vissuto anni bellissimi. Ho viaggiato, ho scoperto tanti posti dell’America, mi sono divertita. Tempo fa ho provato ad offrire dei bei pezzi al Giornale, li avrebbero pubblicati volentieri ma non avevano soldi. Scrivere gratis non ha senso, piuttosto mi occupo del mio giardino”.



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