Da Nancy Pelosi alla Gioconda mai viste prima: l’era dei deepfake è appena cominciata


SCANDISCE le parole lentamente, scossa da un leggero tremore. Quasi come fosse ubriaca. Protagonista del video è Nancy Pelosi, la portavoce della camera dei rappresentanti statunitense. Una clip di poco più di trenta secondi in cui la leader democratica sembra su di giri. Biascicante, fiacca nella dialettica e nei movimenti che compie a fatica con lo sguardo a tratti perso nel vuoto. Ma il filmato non è fedele alla realtà, bensì artefatto ad hoc: rallentato di circa il 75% rispetto all’originale. 

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Una manipolazione semplice da realizzare quanto efficace. Tanto da essere diventata un’arma nelle mani dei sostenitori di Donald Trump. Il primo ad amplificare l’audience del filmato è stato l’avvocato del presidente, Rudolph Giuliani, con un cinguettio ora cancellato. Qualche giorno e la clip ha superato i due milioni di visualizzazioni rimbalzando di bacheca in bacheca. Su YouTube, dove è stata rimossa. Su Facebook, dove può ancora essere pubblicata seppur accompagnata dall’avvertenza che si tratta di un falso. Su Twitter, dove continua a essere condivisa. Uno strumento social a servizio della politica. Ma siamo solo all’inizio.

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All’alba dei video fake e dei deepfake, così come vengono chiamati i filmati modificati usando sofisticate tecnologie. Una stagione appena iniziata, di cui è difficile delineare i contorni scanditi dal progresso. 

Davanti, solo un orizzonte aperto. Un domani in cui distinguere il tarocco dal vero diventerà sempre più difficile tanto quanto sarà sempre più facile falsificare la realtà. Perché in ogni falso si nasconderà molto di autentico, parafrasando una battuta de La migliore offerta, il film di Giuseppe Tornatore incentrato sulla figura di un battitore d’aste bravo nel vagliare le opere d’arte, ma beffato nei sentimenti. Non che le manipolazioni siano mai mancate nella storia, ancor prima di Photoshop.

Un esempio è il ritratto fotografico presidenziale di Abraham Lincoln che venne composto sovrapponendo la sua testa al corpo del politico sudista John Calhoun, più prestante. E che dire, allora, di Endre Friedmann, alias Robert Capa, che costruì la propria leggenda ritoccando la realtà: a partire dallo pseudonimo coniato insieme alla compagna Gerda Taro per finire ad alcuni celebri scatti. 

Negli ultimi anni, però, la tecnologia ha consentito alla mistificazione di fare un salto di qualità. Ora è il tempo di mettere in movimento le immagini e dargli voce. “L’evoluzione è così rapida che i progressi a cui assistiamo, nel giro di pochi mesi, sono enormi”, dice Luisa Verdoliva, professoressa di telecomunicazioni dell’università Federico II di Napoli. Aumenta a vista la risoluzione dei video, non più sgranati, e persino la generazione di volti da parte dei software ha raggiunto buoni livelli. Un giro sul sito ThisPersonDoesNotExist.com ne dà prova con una sfilza di ritratti creati sfruttando algoritmi sviluppati da Nvidia, azienda Usa di processori grafici. Persone che non esistono, ma provate a dirlo guardandole. Immaginate anche di ascoltare la vostra voce pronunciare parole mai dette, o di vedere i vostri movimenti, sgraziati, sovrapposti a quelli di un ballerino. Non è fantascienza. 

Ci sono programmi che consentono di replicare specifici timbri umani partendo da pochi secondi di clip audio. E nel 2017, come documenta un’inchiesta di Agi, hanno spopolato sulla piattaforma Reddit dei software che permettono a chiunque di sostituire il volto di un amico con quello del protagonista di un video qualsiasi. Lo scoglio da superare è ottenere una notevole quantità di foto dell’amico in questione. Una volta recuperate, però, possono essere date in pasto all’algoritmo che se ne serve per elaborare la sostituzione. Così in poche ore ci si ritrova protagonisti di un film porno. La tecnologia riuscirà piano ad eliminare anche quegli artifizi non visibili all’occhio umano che non sfuggono alle analisi dei ricercatori. 

Per Verdoliva sarà una rincorsa. Dal 2016 lavora a un progetto della Darpa, l’ente di ricerca della Difesa statunitense, che punta a creare soluzioni per identificare i video fake. “Le tecniche usate per manipolare i dati sono diverse – spiega – e per contrastarle tutte non ci si può basare su una singola soluzione, ma bisogna avere molti strumenti”. Anche se proteggersi sarà difficile, ammette la scienziata. L’ultima novità arriva da Samsung. I ricercatori del colosso sudcoreano hanno sviluppato un algoritmo che non richiede più grandi quantità di immagini per costruire movimenti del viso e della bocca in realtà mai esistiti. Può bastare una sola foto. Lo hanno mostrato animando il quadro della Monna Lisa che ora può voltarsi, annuire e finalmente, ridere.


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