David Parenzo conduttore In onda 2019, lite con Giordano: intervista


Il conduttore (con Telese) del talk di La7 torna in tv da luglio: “Vorrei più intellettuali tra gli ospiti”. E sulla lite in radio con Giordano: “Se non mi chiede scusa, lunedì lo querelo”

Non mi sento un lavoratore stagionale, non lo sono. Quest’anno ho scritto un libro, ho collaborato con La7 per altre cose, ho fatto la radio. La mia non è una sostituzione estiva. In Onda è un altro programma, nella fascia più autorevole che la rete ha. Non mi sono mai sentito di serie B e voglio essere giudicato per quello che faccio. Durante l’anno non ho trovato spazio? Posso capirlo, il palinsesto è ricchissimo, i programmi sono collaudati“. David Parenzo parla così ai microfoni di Blogo in occasione del suo ritorno su La7 in veste di conduttore di In Onda, al via lunedì 1 luglio alle ore 20.30:

Ho iniziato facendo l’inviato di In onda, dieci anni fa. Ho contribuito a fondarlo. Mi ha insegnato che l’estate è il momento dell’anno in cui si verificano le cose che l’agenda politica poi manterrà per tutto l’anno.

Anche in questa stagione accanto al giornalista ci sarà Luca Telese. Confermato l’allungamento delle puntate del martedì e giovedì, in onda fino alla mezzanotte. Nella struttura del programma non è prevista nessuna particolare novità: “Sarà tutto come sempre, anche se la squadra di inviati è rinnovata all’80%, molti provengono da Piazzapulita“.

In questi mesi da opinionista in tv (ma non solo) hai espresso i tuoi punti di vista su determinati temi (uno su tutti, la gestione del fenomeno migratorio da parte del ministro Salvini), esponendoti più di quanto solitamente fa un conduttore di talk. Questo aspetto può danneggiare In Onda agli occhi del pubblico?

Intanto sono pronto a farmi sorprendere. Io giudico le persone per quello che dicono e per quello che fanno. Non sono mai stato prono verso nessun governo, basta ricordare cosa dicevo ai tempi del referendum costituzionale di Renzi. Il giornalismo è fatto di fatti e di opinioni. Vanno tenuti separati. Vorrà dire che per Salvini sarà più divertente venire a confrontarsi da noi, rispetto che in altri posti dove ha il microfono più facile. Salvini è il benvenuto, in quanto è uno dei protagonisti del dibattito politico, ci mancherebbe altro.

Il pubblico talvolta si lamenta perché ‘ci sono sempre le stesse facce nei talk’. Per quanto riguarda la scelta degli ospiti avete fatto un ragionamento in questo senso?

A In Onda puntiamo ad avere tutti i protagonisti del dibattito politico, ma sopratutto chi decide. A me, inoltre, piacerebbe invitare molti intellettuali, scrittori, filosofi, perché in questa fase c’è un ritorno del ruolo dell’intellettuale militante che vuole prendere parte al dibattito politico. Sandro Veronesi, Marcello Veneziani, Massimo Fini, Michela Murgia, Franco Cardini. Pensa che bello potrebbe essere un confronto tra di loro?! Ci stiamo già lavorando. Vedrete sicuramente Erri De Luca e attori che stanno facendo un percorso di testimonianza civile.

In Onda sarà sempre in diretta?

Sì. Magari a Ferragosto sarà difficile andare in diretta, ma per il resto sì.

Lo scorso anno il Ponte Morandi di Genova crollò il 14 agosto…

Infatti tornammo nottetempo io dal Lago di Bracciano e Luca dalla Sardegna, e riaccendemmo le telecamere per l’occasione.

Aspettative di ascolto?

Non si dice. L’aspettativa è di fare bene e di soddisfare pubblico ed editore.

Il pubblico di Otto e mezzo sarà spiazzato da In Onda oppure il vostro programma è in continuità con quello della Gruber?

Intanto c’è un pubblico di La7 che si aspetta un tipo di racconto televisivo basato sui fatti e sulle opinioni, rigoroso e non rissoso; ed è quello che faremo. Manterremo la standing della Gruber, quel livello di autorevolezza che lei nel corso degli anni ha costruito. Non tradiremo le aspettative del pubblico. I punti di vista e i caratteri di Telese e Parenzo, poi, daranno una cifra e un sapore leggermente diverso a quello che, però, è un impianto narrativo che il pubblico si aspetta; è come se aggiungessimo una spezia, che però non sia troppo forte, perché se si eccede col peperoncino si distrugge la pietanza.

In questi anni di collaborazione a La7, Urbano Cairo non ti ha mai affidato un programma diverso da In Onda.

Ne abbiamo parlato e continueremo a farlo. In questi anni ho lavorato ad una serie di progetti, ne ho in serbo altri da settembre, ne parlerò con il direttore di rete Salerno, che so essere interessato a sviluppare nuove cose. Vedremo cosa salterà fuori. Bisogna trovare il momento giusto e la cosa giusta da fare. Capisco la giusta prudenza della rete – che è collocata e ha tanti programmi che funzionano – nel fare nuovi innesti.

Nei giorni scorsi sei stato protagonista di un violento scontro verbale con Mario Giordano in radio.

Non l’ho più sentito da quando ho abbandonato lo studio de La Zanzara. Sto aspettando le sue scuse. Ha 24 ore per scusarsi, altrimenti lo querelo. Si possono avere idee diverse sugli sbarchi, ma ha detto che sono raccomandato, markettaro e figlio di papà. Così mette in dubbio 22 anni del mio lavoro, è come se sputtanassi la mia dignità professionale. Ha instillato il dubbio nell’ascoltatore che io sia raccomandato, mentre io da quando ho 20 anni non ho mai avuto una tessera di partito. Della testa di caz*o da un signore come lui, che ha scritto per giornali in cui si diceva che Rudy era la nipote di Mubarak, non accetto lezioni di giornalismo. Si sciacqui la bocca quando parla di me. E chieda scusa, se no, lo querelo.

Ti chiederà scusa, secondo te?

Non lo so. Gli do il tempo per pensarci. Se non lo farà, lunedì lo querelo. Se lo farà, torneremo ad avere un rapporto…

Un rapporto civile?

Un rapporto.(ride, Ndr).



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