Dopo l’Area51, tutti a scovare il mostro di Loch Ness: i nuovi tormentoni social


NON bastava l’Area 51, ora ci si mette anche il mostro di Loch Ness. La curiosità per i misteri mai risolti è talmente tanta che i social ormai fanno da ponte per raggiungere anche l’impossibile, o meglio l’ignoto. La dimostrazione è in alcuni ”eventi” nati dalla pagina ad hoc di Facebook sempre usata con successo in occasioni pubbliche e ora diventata in poco tempo fertile terreno di sperimentazione per raduni improvvisati verso mete proibite, o perlomeno ammantate di mistero.

“Non possono fermarci” è lo slogan minaccioso lanciato dalla pagina Storm Area51 che ha raccolto ben 1,9 milioni di adesioni in meno di un mese per partecipare all’incursione nella zona militare off limits del Nevada: l’appuntamento per gli appassionati di ufologia e segreti militari è il 20 settembre e si vedrà in quanti si presenteranno sul posto, in realtà non si sa a far cosa, se non numero.

L’incursione è stata messa in piedi online da ‘Shitposting’, un’autodefinita ‘organizzazione religiosa’ il cui nome già svela l’obiettivo della pagina. Shitposting nel gergo del web è la condivisione di contenuti di bassa qualità con il solo fine di ‘trollare’ (creare confusione per puro divertimento) la Rete.

Si tratta di una ‘organizzazione’ con un seguito di 87 mila persone e come unico credo (apparentemente) il soprannaturale.

L’assembramento per ora ha tutte le caratteristiche di un flash mob fine a se stesso. Obiettivo: correre tutti assieme e all’impazzata verso la base dell’aeronautica americana ritenuta il fortino militare dove è conservato tutto lo scibile umano sugli extraterrestri. Il motivo? Vedere l’effetto che fa, più che per scovare la verità nascosta.
 
Sembrano invece voler andare più a fondo i presunti partecipanti all’evento europeo appena nato e subito gemellato all’iniziativa statunitense, al grido di “Storm Loch Ness, Nessie can’t hide from us all”, che suona come: “Nessie, stiamo arrivando: non puoi più nasconderti”.

Il gruppo nato martedì scorso ha raggiunto le 44mila persone (25mila partecipanti e 48mila interessati) in due giorni, forse anche in questo caso più per simpatia che per impegnarsi seriamente a immergersi nelle acque gelide del lago scozzese per “stanare il ragazzone”, come recita l’ironico invito digitato in slang.
 
Certo, chi vorrà partecipare a un evento dovrà rinunciare all’altro, anche solo per mera questione geografica, visto che si svolgeranno un giorno dopo l’altro ma a migliaia di chilometri di distanza. Se ci fidiamo dei like, gli amanti della mitologia senza frontiere si incontreranno il 21 settembre – all’indomani della missione nel Nevada – sulle sponde lacustri della Scozia, dove la leggenda del mostro da secoli alimenta il turismo del luogo.
 
“Non c’è bisogno di assaltare una località aperta 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno”, ha suggerito alla Cnn Gemma McDonald, portavoce della Royal National Lifeboat Institution riguardo all’evento che sul social network sta continuando a macinare adesioni. D’altronde anche gli esperti dell’ecosistema non possono che raccomandarsi di prendere l’invito con le dovute cautele, considerando che dragare le acque gelate di un lago come quello di Loch Ness può comportare seri rischi per la sicurezza.

Un margine di rischio che va certo calcolato anche da chi intenderà correre nel bel mezzo del deserto del Nevada per sfidare le barriere della Difesa Usa. Obiettivo: riportare a casa la pelle evitando sia le manette che i colpi di sole.


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica