E3 2019. La grande fiera dei videogame apre allo streaming


Los Angeles – Come ogni anno l’industria del videogioco si raduna a Los Angeles durante le prime settimane di giugno, pronta a mostrare al mondo la sua idea di futuro. La fiera californiana che rappresenta l’evento più in vista del settore si chiama E3, ovvero Electronic Entertainment Expo: l’esposizione collettiva dell’intrattenimento digitale.

Mentre il centro di L.A. sta cambiando volto sotto la spinta di un nuovo boom edilizio, in questi ultimi tempi la fiera perde colpi e protagonisti. Dopo le defezioni di Electronic Arts e Activision, l’edizione 2019 si distingue per l’assenza di Sony, che si tira indietro proprio mentre comincia a parlare di PlayStation 5. Forse l’azienda non è ancora pronta a presentare ufficialmente la nuova console, o forse non vuole condividere la scena con i concorrenti, rischiando di non avere l’indivisa attenzione del pubblico.

Se Sony si è defilata, c’è per fortuna un nuovo arrivato, uno dei pochi nomi potenzialmente in grado di scuotere l’industria. Parliamo di Google, che entra di prepotenza nel mondo del gaming con Stadia, una piattaforma che permetterà di giocare ovunque grazie alla tecnologia cloud. Con Stadia si giocherà in streaming: non serviranno console ma soltanto una connessione, per fare in modo che i server di Google “trasmettano” il gioco sullo schermo della TV, dello smartphone o persino sulla finestra di navigazione di un qualsiasi computer. È così che il colosso di Mountain View cerca di portare il videogioco fuori dalla nicchia in cui è rinchiuso da decenni, consegnandolo ad un bacino d’utenza infinitamente più vasto di quello che oggi lo frequenta.

Google ha annunciato che Stadia sarà disponibile da novembre, anche in Italia, integrando caratteristiche tipiche di un servizio in abbonamento sul modello di Netflix e altre proprie di una piattaforma di distribuzione classica, con giochi che andranno acquistati normalmente.

Sullo streaming e sui servizi a sottoscrizione mensile punta anche Microsoft, che nel corso della sua conferenza si focalizza sia su Project xCloud, tecnologia per trasmettere i giochi su ogni device, che sul Game Pass, una corposa libreria di titoli accessibile pagando una quota estremamente ridotta. In fondo sono questi due prodotti i protagonisti della strategia comunicativa di Redmond, che conferma anche l’arrivo di una nuova console (Project Scarlett) ma fissa l’appuntamento per il natale del 2020.

L’immagine che emerge dalla fiera è comunque quella di un settore ancora troppo sospettoso e trattenuto, che sente il desiderio di preparare un cambiamento strutturale ma non ha il coraggio di andare fino in fondo. Spaventata, forse, dalle reazioni di un pubblico molto tradizionalista, che già in passato ha bocciato a priori le idee più innovative.

La stessa impressione si ha sfogliando l’elenco dei videogiochi più in vista di questo E3. I nomi in ballo sono sempre gli stessi, anche se è vero che il settore sta diventando in qualche modo più “pop”. Cyberpunk 2077, avventura futuristica ambientata in un futuro di innesti cibernetici alla Blade Runner, coinvolge Keanu Reeves fresco del successo di John Wick 3, e pure Marvel porta sulle console i suoi Avengers, nella forma di un gioco d’azione fortemente focalizzato sul multigiocatore. Si sprecano i brand storici, con più di un ventennio sulle spalle: dai Pokémon di Nintendo al Doom di Bethesda, passando per il ritorno di Final Fantasy VII. C’è poca originalità, e forse anche poca sostanza, per un evento che ha perso lo smalto dei tempi migliori e restituisce la fotografia di un settore impantanato in una evidente crisi creativa. Sarà per il prossimo anno, quando arriveranno console e servizi di nuova generazione.


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