Fabrizio Salini ed il nuovo Piano industriale della Rai


L’amministratore delegato della Rai in una lettera al Corriere della sera spiega il suo piano industriale

Fabrizio Salini spiega il suo Piano: Cara Rai, il talento non basta, ci vuole coraggio e questo è il momento del coraggio

L’identità della Rai deve essere per forza polifonica. Una televisione pubblica per essere veramente di tutti, essendo finanziata da un canone, ora inserito nella bolletta elettrica, deve parlare a tutti e deve dare voce a tutti. Di Rai si parla spesso e volentieri tutti i giorni ed in tanti, esattamente come accade con la Nazionale di calcio, in cui tutti si sentono un pochino commissari tecnici, si pensa di avere la ricetta giusta per renderla migliore.

Questo, per dirla tutta, è un po’ il valore aggiunto della tv pubblica, rispetto alle televisioni commerciali: quello cioè di sentirsela in qualche modo “propria”. Per questo motivo in molti ne parlano e a maggior ragione a voce ancora più alta quando c’è nell’aria (e anche su alcuni fogli di carta) un Piano che ne vorrebbe cambiare in maniera più che sostanziale i connotati. TvBlog da sempre è un sito pluralista e laico che giorno dopo giorno vi da conto di quello che succede e di quello che si dice nel mondo della televisione ed a questo proposito nei giorni scorsi vi abbiamo dato conto di alcune indiscrezioni che riguardano proprio il nuovo piano industriale che la Rai, dal suo Presidente, ai suoi consiglieri di amministrazione fino al suo amministratore delegato, stanno proprio scrivendo in questi giorni.

Oggi, a proposito di questo piano, l’amministratore delegato della televisione pubblica Fabrizio Salini ha voluto dire la sua in una lettera che ha indirizzato al Corriere della sera. Rispetto a tutto quello che si dice e si scrive sul nuovo Piano industriale Salini sottolinea:

“La Rai sta vivendo delle giornate importanti: la narrazione dei nostri corridoi che si fa spesso all’esterno, ci penalizza a volte umiliando i nostri sforzi, indugiando nell’utilizzare termini apocalittici come “drammatici”, “frenetici”, “in fibrillazione” per dileggiare il nostro lavoro quotidiano. In realtà stiamo semplicemente lavorando con molto impegno, come milioni di persone, per rendere finalmente la Rai migliore non solo per domani ma per il suo futuro. “

Del piano industriale l’amministratore delegato della televisione pubblica dice:

“In questi mesi abbiamo lavorato su un Piano industriale che ho voluto fortemente e che saprà portare la Rai in una nuova era: è un Piano ambizioso per la Rai e per i suoi dipendenti che si basa sui contenuti che sono la forza e il tesoro della più grande Azienda culturale italiana….ci stiamo confrontando con il Presidente Marcello Foa e con i componenti del Consiglio di amministrazione, ciascuno portatore di una propria rispettabile sensibilità. E’ un dialogo professionale, aperto, leale in cui sempre mettiamo al centro l’interesse della Rai. E sono orgoglioso di ogni singolo minuto trascorso a confrontarci. E’ un piano che ha come obbiettivo di rendere la Rai più indipendente perchè, scegliendo di porre al centro il contenuto, mette le qualità professionali di ciascuno al servizio del prodotto per cui sta lavorando. E’ un piano che guarda ai giovani, esaltando la visione multipiattaforma che ci fa guardare la mattina un contenuto su uno smartphone, il pomeriggio su un tablet e la sera su un televisore. “

Obbiettivo risorse e valorizzazione dei talenti e delle creatività :

“Un altro grande obbiettivo è razionalizzare le risorse, evitare gli sprechi, aver rispetto per ogni euro che i cittadini pagano con il canone. E’ un Piano che prevede di azzerare il gap tecnologico e digitale….E’ un Piano che, seguendo i modelli europei più riusciti, ci consegnerà una Rai non più chiusa a se stessa, ma aperta ai nuovi talenti e alla creatività, pronta a una competizione che è quella che le spetta e che finalmente merita. La sfida è cambiare o rimanere arroccati a feudi e potentati, tra il futuro o il passato legato a vecchie logiche. Puntare sui contenuti ci consentirà di aprirci al mercato, di esaltare le professionalità, di innovarci. “

Su quello che si dice e si legge rispetto al Piano, Salini non nasconde la sua amarezza:

“Mi amareggia leggere parole avulse dal contenuto di un Piano industriale, del prodotto e dell’efficienza aziendale. Come se si volesse tenere la nostra Rai inchiodata con gli occhi bassi a discutere di vantaggi personali e non le si consenta di alzare lo sguardo per tener testa ai competitor con cui dovremmo batterci. La Rai ha il dovere di aspettarsi una discussione sui modelli di business di aziende audiovisive del 2019. Perchè questa è la Rai, la mia, la vostra, nostra. Ho 53 anni, sono un manager con molti anni di lavoro nell’audiovisivo, penso rispettabile, La Rai è la sfida della mia vita personale e professionale. E sono certo che l’impostazione del Piano avrà al suo fianco la maggioranza di chi ogni mattina esce di casa per venire nelle nostre sedi a lavorare gettando il cuore oltre l’ostacolo per superare il caos dei pochi che passano il tempo a cercare una poltrona migliore, Non è questa la Rai, non sarà mai la mia e quella della stragrande maggioranza dei dipendenti che amano questa Azienda. “

Infine un appello ai dipendenti della televisione pubblica:

“In questi mesi ho incontrato sguardi a volte delusi e amareggiati dei nostri dipendenti ma mai senza speranza. Con loro ho intenzione di camminare insieme per far diventare la nostra Rai finalmente un’Azienda di cui andare orgogliosi. A tutti costoro dico di sostenerci in questo sforzo. La Rai è ricca di talenti, in ogni settore, anche in quei corridoi così superficialmente raccontati all’esterno. Ma, citando una battuta del film che ha vinto pochi giorni fa il premio Oscar, il talento non basta, ci vuole coraggio. E per la Rai, questo è il momento del coraggio.”





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