Foto Agatha Christie e i tesori di Nimrud – 1 di 15



La Monna Lisa di Nimrud, VIII secolo a.C.. Museo Nazionale dell’Iraq, Baghdad. Fotografia Archivi Scala, Firenze

“Abbiamo trovato la donna nel pozzo! E’ stata rimossa dal fango e portata via in un telo”.
Quando Agatha Christie scrisse questa frase non stava descrivendo la vittima di un omicidio nel suo ultimo bestseller. E chi cercava di identificare la donna non era il detective belga Hercule Poirot, né la vedova inglese Jane Marple. La donna in questione non era affatto una persona, ma un reperto recuperato nel corso di uno scavo archeologico. La Christie stava descrivendo una maschera d’avorio, poi soprannominata la Gioconda, o Monna Lisa di Nimrud (foto in alto), scoperta nel 1952 durante gli scavi nell’antica capitale assira di Calah, nell’attuale Iraq, ora conosciuta con il nome di Nimrud.
Agatha Christie assisteva il secondo marito, l’archeologo Max Mallowan, nella raccolta, pulizia e conservazione dei manufatti degli scavo. Circa 20 anni prima, la Christie si era innamorata di lui e dell’archeologia tra le rovine della Mesopotamia.


Conclusioni e inizi

Nel corso della sua vita Agatha Christie ha pubblicato 66 romanzi polizieschi, di cui circa due miliardi di copie sono state vendute in tutto il mondo, facendo della la scrittrice la più venduta di tutti i tempi. Ma questa carriera di successo non fu un percorso senza spine e dolori. Molto meno conosciuta è al contario la sua vita, lunga e intensa, come collaboratrice nelle missioni archeologiche in Mesopotamia.

Nata il 15 settembre del 1890, Agatha Mary Clarissa Miller, questo il suo nome da nubile, sposò in prime nozze Archie Christie, militare e imprenditore.  Nel 1926 scoprì che il marito aveva una relazione extraconiugale. Devastata dal tradimento, Christie ebbe un crollo, un periodo di esaurimento nervoso durante il quale fece perdere le sue tracce. La polizia mise in piedi una massiccia operazione di ricerca e, più di una settimana dopo, la fuggiasca volontaria [sull’episodio è stato girato un film, “Agatha” – “Il segreto di Agatha Christie” in italiano – con Vanessa Redgrave nel ruolo della Christie, ndt] fu rintracciata in un albergo nel Nord dell’Inghilterra. Due anni dopo, il matrimonio si concluse ufficialmente col divorzio.

All’età di 39 anni la scrittrice decise che una vacanza solitaria nelle Indie Occidentali poteva aiutarla a riprendersi dalla rottura. Ma due giorni prima di partire, cenando a casa di un amico a Londra, incontrò una coppia che era tornata da poco da Baghdad.

La Christie rimase completamente ammaliata dai racconti sul Medio Oriente: dai bazar di Mosul e Bassora alle affascinanti rovine dell’antica Ur, che, grazie alle scoperte sensazionali dell’archeologo britannico Leonard Woolley, avevano in quei giorni ampio rilievo sui giornali.

Il modo più ovvio per viaggiare verso quei luoghi era con un battello a vapore, ma c’era un’altra opzione: l’Orient Express, il treno che portava i viaggiatori a Baghdad via Istanbul. La prospettiva di un simile viaggio fu un punto di svolta nella vita di Christie. Il giorno seguente all’incontro la scrittrice annullò il suo biglietto per la Giamaica e ne comprò uno per Baghdad.

Una scrittrice inglese in Iraq

Già molto nota alla fine del 1920, la Christie ricevette un incessante flusso costante di inviti dai residenti britannici al suo arrivo in Iraq. Ma i giochi di società come il bridge, il tennis e il cricket la annoiavano. Desiderava fuggire dalle cose che le ricordavano l’Inghilterra e esplorare la ricca cultura e l’illustre storia di quel paese. Dopo alcuni giorni a Baghdad, partì da sola alla volta di Ur, grande capitale dei re Sumeri dalla metà del terzo millennio a.C..  Era il rimedio perfetto, come ricordò in seguito:

“Mi sono innamorata di Ur, con la sua bellezza nella luce della sera, la ziggurat svettante, parzialmente in ombra, e quel vasto mare di sabbia con i suoi pallidi colori cangianti, dall’albicocca al blu, al malva. Mi piaceva tutto di quel luogo: gli operai, i capisquadra, i piccoli cestini, i raccoglitori, la tecnica e la vita. Il richiamo del passato mi ha conquistata. Era romantico veder spuntare lentamente un pugnale dai riflessi dorati attraverso la sabbia. La cautela nel sollevare vasi e oggetti dal terreno mi riempì di desiderio di diventare io stessa un’archeologa.”

Durante questo primo viaggio a Ur, la Christie incontrò Leonard Woolley, il direttore dello scavo, e sua moglie, Katharine. Tra le due donne nacque una stretta amicizia, incrementata dall’ammirazione che Katharine aveva per il lavoro dell’autrice. La donna era rimasta in particolare affascinata dal romanzo “L’assassinio di Roger Ackroyd”, pubblicato dalla Christie tre anni prima.  Tornata in Inghilterra la Christie ospitò i Woolley nella sua casa di Chelsea, a Londra. I coniugi, a loro volta, la invitarono ad unirsi a loro quando tornarono ad Ur per la successiva campagna di scavi. La Christie, che non aspettava altro, si unì a loro nel 1930.

Amore tra le ziggurat

Nel corso di questa seconda visita all’antico sito sumero, Agatha Christie incontrò per la prima volta Max Mallowan, l’assistente di Leonard Woolley. Nonostante lui fosse più giovane di tredici anni, tra i due scoccò la scintilla e si innamorarono. Sei mesi dopo il primo incontro, il giovane archeologo divenne il secondo marito della scrittrice. Da quel momento in poi,  ad eccezione del lungo intervallo imposto dalla Seconda Guerra mondiale, Agatha Christie avrebbe trascorso lunghe stagioni in vari siti di scavo in Siria e in Iraq, al seguito delle spedizioni del marito, lavorando in prima persona al restauro di reperti in ceramica e avorio, inventariando reperti e fotografando manufatti.

I lunghi ed estenuanti viaggi, uno stile di vita austero ed i disagi inerenti alle condizioni di vita nei siti archeologici non furono di ostacolo alla attività letteraria della Christie, anzi furono di arricchimento alle trame dei suoi romanzi.

Nel 1934, mentre Mallowan lavorava nei presi di Ninive, a Tell Arpachiyah (l’attuale Mosul), un insediamento neolitico risalente al sesto millennio a.C., la Christie scrisse il suo celebre romanzo “Assassinio sull’Orient Express”. Dedicato al marito, fu ispirato dai numerosi viaggi che aveva fatto su quel treno straordinario per raggiungere Baghdad.

Durante gli anni ’30 e ’40, Mallowan continuò la sua ascesa, uscendo dall’ombra di Woolley per diventare responsabile degli scavi a tutti gli effetti. Nel frattempo la carriera della Christie “esplodeva” con la prolifica pubblicazione di un romanzo dopo l’altro.
Molte delle sue opere del periodo, come “Non c’è più scampo” (titolo originale “Murder in Mesopotamia”) del 1936 e “Poirot sul Nilo” (titolo originale Death on the Nile) del 1937, furono ispirate dalle sue nuove esperienze con il marito nel mondo dell’archeologia.

Dopo Tell Arpachiyah, Mallowan continuò a dirigere spedizioni nei siti della moderna Siria, tra cui Chagar Bazar, un insediamento dell’Età del bronzo in cui furono rinvenute numerose tavolette cuneiformi e Tell Brak, una volta fiorente città della Mesopotamia settentrionale.

Sognando Nimrud

Christie ricorda nelle sue memorie che già nel 1932 Mallowan l’aveva condotta a vedere Nimrud. Le confessò che era il sito che desiderava scavare più di ogni altro al mondo. Sentiva che era un posto importante quanto Ur e potenzialmente ricco come la tomba di Tutankhamon. Dopo il servizio militare nella Royal Air Force britannica nel Nord Africa durante la Seconda guerra mondiale, nel 1949 quel sogno divenne realtà.
Nominato primo direttore della British School of Archaeology in Iraq, Mallowan si assicurò il necessario supporto per gli scavi dal Metropolitan Museum of Art di New York.

Parte del fascino di Nimrud, anche conosciuta con il suo antico nome di Calah, risiede nel suo legame con la Bibbia. Nel IX secolo a.C., fu la capitale militare dell’Assiria sotto l’illustre, ma brutale, sovrano Assurnasirpal II, che l’Antico Testamento descrive come “un potente cacciatore davanti al Signore”, un costruttore di imperi che “andò in Assiria, dove costruì Ninive [e] Calah “(Genesi 10: 8-12).

Durante gli anni ’50, Nimrud divenne una seconda casa per la Christie, che a quel tempo aveva già pubblicato 45 romanzi a suo nome. Nella residenza della missione fu approntata per lei una piccola stanza per la scrittura, dove la sua produzione letteraria poté continuare senza sosta. Una scritta sulla porta riportava in caratteri cuneiformi la scritta “Beit Agatha” (Casa di Agatha). Mallowan diresse nel sito gli scavi dei grandi palazzi di Assurnasirpal II e dei suoi eredi, uno dei progetti di maggiore rilvanza nella storia dell’archeologia mesopotamica.

Nimrud si rivelò una fonte ricchissima di reperti archeologici, paragonabili a quelli che Leonard Woolley aveva trovato a Ur. Tra le tante scoperte spettacolari spicca una favolosa collezione di migliaia di pezzi in avorio.

Di eccezionale qualità artistica, queste squisitesculture e placche incise, risalenti a un periodo che va dal IX al VII secolo a.C., sono state realizzate in botteghe della Mesopotamia settentrionale e della costa della Fenicia, in quello che oggi è il Libano.
Si ritiene che alcuni di questi tesori siano stati inviati come tributo dai principi dei regni caduti sotto il dominio assiro. Altre probabilmente furono requisite e portate come bottino di guerra nella capitale all’indomani di campagne militari vittoriose.
Molti degli avori erano originariamente incrostati di pietre semipreziose e presentavano incisioni in foglia d’oro, che ne accentuavano la bellezza delle scene figurative e dei disegni geometrici o con decorazioni vegetali. All’epoca servivano per adornare mobilia, imbarcazioni, carri e carrozze reali. Oggi molti di quei reperti possono essere ammirati nel British Museum di Londra e in altre analoghe istituzioni in tutto il mondo.

Dopo il recupero di questi manufatti in situ, la Christie ha spesso collaborato nella pulizia e nella documentazione degli stessi, un processo di conservazione che descrive nelle sue memorie:

“Ho pulito molti pezzi. . . Proprio come un professionista avevo i miei strumenti preferiti: un bastoncino di arancio,. . . un ago da maglia molto fine. . . e un barattolo di crema cosmetica per il viso, che trovai più utile di ogni altra cosa per detergere delicatamente lo sporco dalle fessure senza danneggiare i fragili reperti d’avorio. In effetti dopo un paio di settimane non ne è avanzata neanche un po’ per il mio povero vecchio viso!”

In tutto i coniugi Mallowan tascorsero circa dieci anni a Nimrud, prima di ritirarsi in nel 1958. Guardandosi indietro, la Christie ha descritto i successi di Mallowan in Mesopotamia come “Il lavoro di una vita: quello verso cui tutto convergeva a partire dal 1921. . . Chi poteva pensare che sia lui che io avremmo avuto successo nel lavoro che volevamo fare.”

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