Foto “Obiettivi su Burri”, l’artista che amava sfidare la materia – 1 di 8



La campagna a cavallo tra Umbria e Toscana non merita una visita solo per l’architettura, l’arte e l’armonia del paesaggio. C’è un altro motivo per andarci: il più esteso “museo d’artista” al mondo, dedicato ad Alberto Burri, a Città di Castello, dove era nato nel 1915.

È uno spazio duplice, che vede dialogare un palazzo rinascimentale – Palazzo Albizzini – e un complesso industriale – gli Ex-seccatoi del tabacco – e in continua evoluzione, secondo le volontà di Burri, che ne allestì gran parte già mentre era in vita, a partire dagli anni Settanta, e che è stato gradualmente ampliato grazie allo sforzo della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, costituita nel 1978.

Il museo in sé si potrebbe considerare l’opera ultima di questo pilastro dell’arte moderna noto per la continua ricerca e sperimentazione sulla materia e le sue trasformazioni – dalle tele di sacco alle plastiche, ai ferri e all’oro – che ne scelse gli spazi, selezionò quali opere esporre – realizzandone molte appositamente – e ne curò l’allestimento.

Lo scorso 12 marzo, giorno del compleanno dell’artista, all’interno del museo è stata aperta una nuova area espositiva di 2.300 metri quadrati, inaugurata con una mostra fotografica dal titolo “Obiettivi su Burri. Fotografie e autoritratti di Alberto Burri dal 1954 al 1993”, a cura del critico d’arte e presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri Bruno Corà. La mostra riunisce gli scatti dei maggiori fotografi che hanno ritratto l’artista – tra i quali Aurelio Amendola, Gabriele Basilico, Ugo Mulas – e sarà visitabile fino al prossimo 12 settembre.

“Questo nuovo spazio ospiterà mostre temporanee con opere in stretta relazione con l’arte di Burri, con il suo contesto culturale, o di artisti affini sul piano del linguaggio. Per iniziare abbiamo deciso di dare risalto al ‘personaggio Burri’, attraverso l’occhio di fotografi che l’avevano osservato nella sua intimità, nel suo lavoro, insieme agli amici”, precisa il curatore Bruno Corà.

Questo sembra essere un periodo di particolare visibilità e riconoscimento per Burri. Sempre a marzo, infatti, è stata inaugurata a Roma la mostra “La ferita della bellezza. Burri e il Grande Cretto di Gibellina”, curata da Massimo Recalcati, sul tema caro allo psicanalista della vulnerabilità, visitabile gratuitamente al Museo Carlo Bilotti fino al prossimo 9 giugno, e il prossimo 10 maggio si aprirà una retrospettiva antologica intitolata “Burri la pittura, irriducibile presenza” all’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, fino al 28 luglio, curata da Bruno Corà. (Continua »)

Nella foto di questa pagina: L’artista al lavoro. Fotografia di Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello – by SIAE 2019