Google, dipendente si dimette per ‘ritorsioni’: aveva denunciato discriminazioni


CLAIRE Stapleton si è dimessa. L’impiegata di Google che a novembre dell’anno scorso aveva partecipato alla protesta contro molestie sessuali all’interno dell’azienda, ha annunciato di avere lasciato l’azienda in quanto vittima di rappresaglie, accuse smentite dal gigante americano. “Come abbiamo già detto, non tolleriamo alcuna rappresaglia” e “un’inchiesta interna condotta su queste accuse non ha accertato alcuna prova di rappresaglia”, ha dichiarato Google all’agenzia France Presse, aggiungendo che alla squadra di Stapleton è stato anche assegnato dal management un premio, il Culture Award, per il suo ruolo nel walkout, cioè nella protesta di fine 2018.

L’ex dipendente ha spiegato su Medium i motivi che l’hanno portata a dimettersi dopo 12 anni. Nell’articolo intitolato “Google Walkout for real change” Stapleton racconta come una nuova gravidanza l’abbia spinta a decidere di lasciare il lavoro, dopo 12 anni, per “preservare la salute”. Nelle ultime settimane sia Claire Stapleton sia Meredith Whittaker, ree di aver alzato la voce contro l’azienda di Mountin View insieme ad una decina di colleghi, avevano denunciato anche pubblicamente via Twitter “rappresaglie” da parte dei loro superiori.

“Due mesi dopo il walkout mi è stato detto che sarò demansionata, e che un progetto che era stato approvato è stato annullato”, ha scritto Stapleton. E ha aggiunto: “Il mio superiore ha cominciato a ignorarmi, il mio lavoro è stato assegnato ad altre persone e mi è stato detto di andare in congedo per malattia mentre invece non sono malata”. Stapleton non ha mai nascosto di avere pensato ogni giorno di dimettersi dopo che negli uffici di Google si era creato un clima ostile a causa delle denunce.


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