Il campionato che non c’è più, la Juve e una striscia senza fine


MILANO – Dodici giornate di noia. Due e mesi e mezzo senza storia. A metà strada tra la fine del girone di andata e l’ultimo turno di campionato, la Serie A 2018-19 ha già chiuso gli ombrelloni sulla lotta scudetto. Come un turista annoiato che inizia a fare le valigie a metà vacanza. E’ già stato visitato tutto, non c’è più nulla da scoprire in questa landa desolata diventata terra bruciata a inizio marzo sotto il cocente distacco di +16 punti tra Juventus e Napoli. I bianconeri dovrebbero perdere la metà delle partite che restano per farsi sorpassare dalla squadra di Ancelotti. Non ne hanno persa una finora e hanno collezionato appena 7 sconfitte complessive nei due tornei precedenti. Ovviamente è qualcosa che va oltre i confini della realtà: nulla può impedire a Chiellini e compagni di festeggiare l’ottavo scudetto consecutivo.

Davanti a questa totale assenza di combattimento, nel ricordo diventano campionati appassionanti gli ultimi nei quali Napoli e Roma riuscivano a imbastire una parvenza di resistenza calcistica allo strapotere della banda Allegri. Gli unici felici sono i tifosi bianconeri. Oltre ai sostenitori delle squadre impegnate nella lotta per la Champions League, di fatto un secondo scudetto che vale per il prestigio e le casse dei club. Loro hanno ancora qualcosa a cui appassionarsi. Così come, in misura minore, chi sgomita per un posto in Europa League o per non retrocedere nelle zone basse della classifica. Ma complessivamente sono tanti gli interrogativi sulla salute complessiva della Serie A (anche se gli spettatori sono in continua crescita).


Il campionato che non c'è più, la Juve e una striscia senza fine

Carlo Ancelotti

L’ex campionato più equilibrato del mondo è scontato come la Ligue 1 dove il PSG comanda con 17 punti di vantaggio sul Lille. Due romanzi gialli dove il finale è già scritto a metà libro. Così non ci resta che iniziare a gettare uno sguardo più in là. All’Inghilterra dove City e Liverpool duellano a un sola lunghezza di distacco e il Tottenham 3° con 61 punti a -10 dalla squadra di Guardiola sembra a un’incollatura pensando ai -16 del Napoli. Oppure la Germania dove Borussia Dortmund e Bayern Monaco filano appaiati in testa a quota 54. O in misura minore la Spagna con il Barcellona capolista e “solo” a +7 sull’Atletico Madrid. E bisogna iniziare a prendere atto che un dominio simile obbliga a paragoni sconfortanti. Nei principali campionati europei mai nessuna squadra era arrivata a 8 scudetti consecutivi. Il massimo è stato raggiunto dal Lione in Francia con 7 tornei vinti tra 2002 e 2008. All’epoca noi italiani sorridevamo davanti a questa dittatura calcistica, sinonimo di totale assenza di pathos. Adesso stiamo a un passo dal ritoccare quel primato. Per il resto i paragoni sono con i campionati dell’est. A quota 8 scudetti di fila non si è fermato nessuno. A 9 si è spinta la Dinamo Kiev in Ucraina tra 1993 e 2001. La striscia più lunga in corso è del Bate Borisov in Bielorussia con un filotto di 12 trionfi.

Questo oscuramente totale delle rivali da parte della Juventus possiede un surplus di malinconico perché la supremazia nazionale non ha un corrispettivo oltre i confini. In questi anni i bianconeri hanno raggiunto due finali di Champions, ma non hanno sollevato la coppa. E la chiusura anticipata del campionato è arrivata a dieci giorni dalla rovinosa sconfitta di Madrid con l’Atletico che ha parzialmente compromesso la corsa europea già agli ottavi, obbligando la Juventus a un’impresa a Torino per proseguire nel sogno sul quale era stata impostata tutta la stagione. A partire dall’acquisto di Cristiano Ronaldo la scorsa estate. E anche sull’ingaggio di CR7 bisogna fare una riflessione. Era stato salutato come un grande spot all’immagine del nostro campionato nel mondo. Ma ha contribuito a rendere ancora più sproporzionato il livello delle forze in campo. E di fatto è stato il portoghese a mettere simbolicamente i sigilli alla lotta scudetto provocando la controversa espulsione di Meret domenica sera al San Paolo. La Juventus va avanti quasi di inerzia in questa striscia senza fine: una regata nella quale le imbarcazioni rivali sembrano quasi rassegnate a veleggiare in scia al veliero vincente. Nessuno riesce a far cambiare il vento.