Il mea culpa di Gattuso, per la Champions serve un Milan pratico


MILANO – Due derby persi su due: si spiega così, con questa sintesi un po’ brutale ma aritmeticamente incontestabile, il quarto posto del Milan, di nuovo scavalcato dall’Inter, che ora lo sopravanza di due punti e che in caso di arrivo alla pari avrà il vantaggio degli scontri diretti. La delusione per questa sconfitta è assimilabile a quella dell’andata e un po’ frustrante per squadra e tifosi, anche se l’analisi tattica di Gattuso, come sempre lucida, inquadra le differenze tra le due partite. Lo 0-1 firmato da Icardi durante i minuti di recupero fu accompagnato dalle critiche per l’attendismo, catalogato come rinuncia a giocare.

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Champions alla portata

“Si era parlato di catenaccio, mi avevano dato del difensivista. Stavolta abbiamo cercato una pressione un po’ più alta, siamo stati un po’ presuntuosi, io e la squadra. Si è visto che non siamo ancora pronti per questo tipo di gioco: abbiamo concesso troppo campo. Dobbiamo giocare secondo le caratteristiche che ci hanno portato a vincere tante partite. Da anni il Milan non arrivava a giocarsi la Champions a questo punto della stagione. Dobbiamo continuare, senza pensare a ciò che dicono dall’esterno sul nostro modo di giocare. Dobbiamo essere umili e mettere sempre il noi davanti all’io”. L’allenatore non sapeva delle immancabili accuse via social del ministro Salvini: è come se avesse inconsciamente anticipato la risposta.

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Nessun allarmismo

Gattuso non si è mostrato preoccupato per gli eventuali contraccolpi del derby sul morale dei giocatori. Anzi, ha invitato la critica a valutare anche gli aspetti buoni del 2-3, seconda sconfitta casalinga in campionato dopo quella con la Fiorentina: “Avremmo potuto prendere un’imbarcata, sullo 0-2, e invece ho visto una reazione. La squadra è viva, gli errori individuali possono capitare. Il primo gol ce lo potevamo risparmiare, in sette contro due, e così anche l’ingenuità del rigore. Ma abbiamo avuto addirittura due occasioni per il 3-3, nonostante le difficoltà”.

Kessié in castigo

Piuttosto, per l’allenatore, la sconfitta più grave è stata la scena della lite tra Kessié e Biglia. “L’ho vissuta come una delusione enorme. Avevo detto che cosa pensavo del caso Icardi e suppergiù ci è successa una cosa simile. Non siamo all’asilo Mariuccia, serve rispetto per i compagni: non è accettabile non dare la mano al compagno che entra e in settimana ne parlerò”. Le scuse reciproche tra Kessié e Biglia davanti alle telecamere non esauriscono la questione, così riassumibile. Kessié, sostituito sull’1-3, non stringe la mano a Conti. Il veterano Biglia, in panchina, lo rimprovera e la reazione del mediano è indemoniata. Nell’era dei social fa subito il giro del mondo e spinge il club a invitare la coppia dei litiganti alla riappacificazione in tv, pratica evasa più che altro per dovere, a giudicare dalle apparenze: “Lo spogliatoio è sacro”, ripete Gattuso. Il caso è rientrato, non l’idea di una punizione o di un richiamo ufficiale a Kessié.

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