Il raro fossile di insetto conservato in un opale



Nell’isola di Giava, in Indonesia, è stata fatta una scoperta più unica che rara: un opale che ingloba un insetto dall’incredibile stato di preservazione, di un’età compresa fra i quattro e i sette milioni di anni.

Già in passato, numerosi insetti antichi erano stati rinvenuti nell’ambra, una resina fossile proveniente dagli alberi. Il processo di inglobamento di queste creature nella resina avveniva così rapidamente da riuscire a conservarne perfettamente i resti.

Generalmente, tuttavia, l’opale si forma nel corso di migliaia o persino milioni di anni grazie alla concentrazione di soluzioni ricche di silice nelle cavità del sottosuolo, ed è lecito dunque domandarsi come un insetto possa essersi preservato in un modo così eccezionale.

“È una pietra incredibilmente insolita, così come sono singolari molti altri straordinari, rari, oggetti che si trovano in natura, che si riteneva non esistessero o che non potessero esistere. Fin quando non è stato dimostrato il contrario”, commenta Jenni Brammall, esperta di opali e di fossili opalizzati all’Australian Opal Center di Lightning Ridge, nel Nuovo Galles del Sud.

Il campione

è attualmente nelle mani di privati e non è ancora stato studiato a fondo da paleontologi ed esperti di geochimica. Se confermato, il ritrovamento potrebbe consentire lo studio di fossili in precedenza sconosciuti, oltre ad ampliare le nostre conoscenze su questa nota pietra preziosa.

Brammall è a conoscenza dell’esistenza del campione fin dal 2017 e ha anche avuto l’opportunità di vedere le immagini di un secondo possibile insetto imprigionato nell’opale, proveniente dalla stessa miniera a Java. Tuttavia, poiché si è basata soltanto sull’osservazione di fotografie e non esiste ancora alcuno studio scientifico in merito, afferma che fornire un’opinione informata sul campione non è affatto semplice.

“Non ho motivo di dubitare che il campione, seppur insolito, sia autentico. Ma dovremo aspettare il responso della scienza per poterlo affermare con certezza”, afferma Brammal. “Se così fosse – cosa che spero – potrebbe rivelare alcuni aspetti affascinanti riguardanti la formazione dell’opale”.

Opale o ambra opalizzata?

È stato un venditore giapponese di opali, nel 2015, a scoprire lo strano campione, che è passato di mano in mano prima di essere acquistato da Brian T. Berger, gemmologo e commerciante di pietre preziose di Philadelphia, in Pennsylvania. Lo stesso Berger era inizialmente scettico riguardo all’autenticità del campione, che ha deciso dunque di fare analizzare dagli esperti del Gemological Institute of America (GIA), in California. Dal centro di ricerca e da National Geographic è arrivata la conferma che quello che avevano di fronte era un autentico opale naturale, che non era stato in alcun modo alterato.

“Pensavo si trattasse di un falso, che l’opale fosse in qualche modo stato manomesso”, prosegue Berger. “Ma analizzando la pietra mi sono invece reso conto che era autentica, e il GIA lo ha confermato”. Bergen ha pubblicato un articolo in merito alla scoperta sul blog Entomology Today.

Sono numerosi i fossili opalizzati scoperti a Lighting Ridge, in Australia, che si sono però formati subendo un processo differente: gli spazi occupati da ossa e denti sono stati sostituiti da soluzioni ricche di silice, che hanno poi dato origine all’opale, come fosse gelatina in uno stampo. Phil Bell, paleontologo dell’Università del New England con sede ad Armidale, in Australia, ha recentemente descritto una nuova specie di dinosauro a partire dai frammenti fossili opalizzati secondo tale processo.

“È indubbio che i fossili opalizzati siano rimasti sottoterra per milioni di anni, sottoposti a schiacciamento e riscaldamento”, afferma. Anche se non impossibile, lo studioso è scettico sul fatto che un insetto possa riuscire a preservarsi nello stesso modo.

Piuttosto, Berger e altri esperti sostengono che sia possibile che si tratti di un campione di ambra opalizzata.

“Ho subito pensato che assomigliasse a un frammento di ambra che in un secondo momento si è opalizzata”, commenta Ryan McKeller, studioso di fossili incorporati nell’ambra al Royal Saskatchewan Museum in Regina, in Canada. Il legno fossile opalizzato è diffuso a Giava, suggerendo che la resina dell’albero che aveva intrappolato l’insetto abbia subìto un processo di opalizzazione.

“Generalmente l’opale penetra nelle cavità”, afferma McKeller. “Nel nostro caso, è possibile che un tronco d’albero abbia subìto un processo di opalizzazione, e che l’insetto sia rimasto intrappolato nell’ambra”. Per esempio, è noto il caso in Canada in cui la resina d’albero ha riempito una fessura in un frammento di legno ed è successivamente entrata a contatto, nella parte esterna, con soluzioni ricche di silice”, continua.

“Il nuovo campione potrebbe aver subìto un processo simile. Ma ciò potrà essere confermato solo dalle analisi chimiche e da uno studio attento dello stato di conservazione dell’insetto”.

In attesa di uno studio approfondito

Molti esperti sono stati cauti nel formulare ipotesi su quale fosse il tipo di insetto intrappolato nell’opale, preferendo attendere lo studio approfondito del campione.

Considerato l’aspetto raggrinzito delle ali, potrebbe trattarsi di una forma adulta di un insetto alato, che ha da poco superato lo stadio pupale, spiega Ricardo Pérez-de la Fuente, paleoentomologo del Museo di Storia naturale dell’Università di Oxford, nel Regno Unito. Ma lo studioso sottolinea che è fondamentale che l’insetto venga effettivamente studiato prima che qualcuno possa formulare “argomenti sufficientemente credibili” riguardo alla sua biologia.

Thomas van de Kamp, entomologo del Karlsruher Institut für Technologie, in Germania, è uno degli esperti che spera di studiarlo, mediante la radiazione di sincrotrone: raggi X a elevata potenza in grado di produrre una ricostruzione tridimensionale ad alta risoluzione e di offrire una descrizione dettagliata dell’animale.

Molti degli insetti fossili conosciuti sono stati rinvenuti nell’ambra: si tratta dunque, probabilmente, di specie arboricole. Se il nuovo esemplare si è formato unicamente nell’opale, questa sarebbe un’occasione unica per osservare una creatura proveniente da un diverso tipo di ambiente.

“La ricostruzione in 3D di altri tipi di insetti ben preservati è dunque fondamentale per approfondire le nostre conoscenze in merito alla scoperta”, afferma van de Kamp.

Berger è attualmente alla ricerca di altri ricercatori ed esperti dei musei di tutto il mondo con cui collaborare nella conduzione di uno studio scientifico del campione. Il suo desiderio sarebbe poi che venisse esposto in un museo.

“Potrei venderlo a un museo, donarlo, oppure tenerlo e darlo in prestito a scopo espositivo”, conclude. “Non ho ancora deciso”.