Il terremoto della California prodotto da un insolito sistema di faglie



Tutto sommato si può dire che sia andata molto bene: i due forti terremoti che hanno colpito la California, gli scorsi 4 e 5 luglio (6 luglio UTC), non hanno causato vittime, hanno messo alla prova il sistema locale di early warning con buonissimi risultati e fornito indicazioni interessanti a geologi e sismologi.

Lo sciame sismico è ancora in corso. Ad oggi le scosse sono state circa 25.000, così frequenti che i sismologi non riescono neanche a rilevarle tutte, rappresentano un vero e proprio rumore di fondo. Una sequenza che continuerà per alcuni mesi ancora.
Secondo le prime rilevazioni tutto è partito dalla scossa di giovedì mattina (6.4 di magnitudo), nel punto di intersezione tra due faglie (una grande e una più piccola) a 150 chilometri a nord-est della celebre faglia di Sant’Andrea. Il terremoto ha innescato un effetto domino che ha portato a una seconda scossa, più forte, a 11 chilometri di distanza, provocando una rottura della faglia più grande. Proprio perché la linea di faglia interessata dal secondo evento era più lunga (oltre 50 chilometri),

si è liberata più energia: ecco spiegata la magnitudo 7.1.
Una differenza che può sembrare contenuta ai meno esperti, ma che in realtà è abissale: la magnitudo infatti è una scala logaritmica e il secondo sisma ha rilasciato circa 11 volte più energia del primo. È stato avvertito fino a Phoenix e Las Vegas.

I terremoti, in California, vengono provocati soprattutto da movimenti di tipo trascorrente: i due blocchi di crosta scorrono l’uno contro l’altro in senso orizzontale. Questo era già ampiamente noto. Tuttavia, il sisma del 4 luglio presenta un elemento di novità.

“Il primo evento è avvenuto nel punto di incontro tra le due faglie, che formano una specie di “T” – spiega Luca Dal Zilio, geofisico al California Institute of Technology – questo tipo di movimento sismico orizzontale in corrispondenza di un punto di intersezione è sempre stato difficile da vedere. Sarà sicuramente utilizzato come caso di studio nei prossimi anni. Adesso finalmente l’abbiamo potuto osservare in una zona dove la rete di sismometri è molto densa, e questo ci fornirà molti nuovi dati”. La faglia che si è rotta il 4 luglio, tra l’altro, non era nota ai geologi: “Intorno alla faglia madre, quella di San Andreas, ce ne sono una miriade: tutte sue ramificazioni. E non le conosciamo tutte”, aggiunge Dal Zilio.

Quando si parla di terremoti in California non si può non pensare alla faglia di Sant’Andrea: con i suoi oltre 1000 chilometri di lunghezza può provocare scosse devastanti. Nel 2004 il terremoto di Sumatra (magnitudo 9.1), si è prodotto lungo una faglia di dimensioni molto simili. “Ad oggi è impossibile dire se gli eventi del 4 e 5 luglio hanno provocato una perturbazione della faglia di Sant’Andrea, serviranno ulteriori studi – spiega il ricercatore del Caltech – ma di certo lungo quella faglia ci sono dei blocchi che stanno accumulando stress, e oggi sappiamo con una certa precisione quali sono. In altre zone, invece, la faglia scivola senza che ci siano accumuli di tensione”.

Eventi di questo tipo erano attesi da tempo in California. Da alcuni anni l’amministrazione dello Stato si è dotata di un sistema di allerta precoce (l’Earthquake early warning) che consente, a seconda della distanza dell’epicentro, di avvertire la popolazione dai 20 ai 40 secondi prima che arrivi la scossa. Essendo un sistema piuttosto recente mancava, però, un “collaudo sul campo”.

“Tutto ha funzionato molto bene: sono partiti messaggi automatici alla popolazione sul telefono e questo ha consentito a molti di mettersi al riparo. L’unico neo evidenziato dalla “sperimentazione” pratica è stato che l’algoritmo che misura automaticamente la magnitudo del terremoto ha sbagliato (al ribasso) la stima. Questo è dovuto alle complessità della rottura sismica e dai criteri scelti per la effettuare la misura nell’arco di pochissimi secondi”, dice ancora Dal Zilio, che spiega così il funzionamento di questo sistema: “Quando avviene lo scorrimento della faglia si producono onde sismiche, che per attraversare la crosta terrestre impiegano del tempo. Le onde “P” sono quelle più veloci e sono innocue: sono proprio queste che consentono di dare l’allerta prima che arrivino le onde “S”, che provocano lo scuotimento”.