In Sudafrica il dinocefalo più completo mai rinvenuto



Quello studiato di recente da un gruppo di paleontologi dell’Università di Witwatersrand e dell’Iziko Museum, in Sudafrica, è lo scheletro di dinocefalo più completo e in perfetta articolazione mai scoperto. Di Tapinocaninus pamelae – uno dei più grandi sinapsidi basali, vissuto nel Permiano medio del Sudafrica, intorno ai 270 milioni di anni fa – i ricercatori hanno ricostruito il numero preciso di vertebre, dorsali e della coda, oltre a proporre una nuova postura per questo grande sinapside basale. Il nuovo studio  – diretto da Bruce Rubidge e condotto in collaborazione con Marco Romano e Romana Govender – è stato pubblicato su Journal of Systematic Palaeontology.
 
Testa a testa con il tapinocanino
Tapinocaninus viveva nelle ampie pianure alluvionali del bacino del Karoo, caratterizzate da corsi d’acqua che scorrevano da sud verso nord. Si trattava di un animale di grandi dimensioni, che pesava circa una tonnellata; tale caratteristica secondo i ricercatori sarebbe in gran parte correlata all’evoluzione della dieta erbivora, nonostante la presenza di grandi canini nel cranio – da cui deriva il nome della specie – farebbe pensare invece a una predisposizione per una dieta carnivora.
 
“Che Tapinocaninus fosse un animale erbivoro si evince innanzitutto dalla gabbia toracica molto ampia di cui era dotato, tipica dei vertebrati erbivori, che ospitava i lunghi tratti digerenti necessari per la scissione e la fermentazione della cellulosa”, spiega Romano.
 
Questo animale aveva inoltre ossa del cranio molto spesse (pachiostosi), caratteristica probabilmente legata, spiegano gli autori, a comportamenti di competizione che si manifestavano all’interno della stessa specie, come il confronto “testa contro testa” nei maschi adulti, che si ritrova anche in alcuni mammiferi attuali.
 
Lo scheletro studiato è stato scoperto nel 1985 nella Provincia del Capo occidentale, in Sudafrica, e giaceva accanto a un altro scheletro della stessa specie meno completo. Il recupero degli esemplari, difficoltoso considerata la grande dimensione degli scheletri, è stato effettuato fra il 1985 e il 1989; a partire dal 1989 l’esemplare è stato preparato e restaurato al National Museum in Bloemfontein e, successivamente, nei laboratori dell’Evolutionary Studies Institute all’Università di Witwatersrand a Johannesburg, prima conosciuto con il nome di Bernard Price Institute for Palaeontological Research.

Il nuovo studio si basa sull’olotipo di Tapinocaninus pamelae, con sigla NMQR 2987.


ll paleontologo Marco Romano, tra gli autori dello studio, con lo scheletro in articolazione di Tapinocaninus pamelae, parte della collezione dell’Evolutionary Studies Institute all’Università di Witwatersrand, a Johannesburg. Fotografia di Sifelani Jirah

Reggere un peso enorme
Analizzando lo scheletro appendicolare, in particolare l’omero e il femore e la loro articolazione ai cinti scapolare e pelvico, gli autori dello studio sono stati in grado di ricostruire la postura di Tapinocaninus; una postura più eretta rispetto a quella ricostruita in passato per i grandi dinocefali, con gli arti posteriori quasi completamente sollevati, ma che non lo era ancora totalmente come nei terapsidi più derivati o nei mammiferi. La postura maggiormente eretta molto probabilmente deve essere messa in relazione, secondo lo studio, alla consistente massa corporea raggiunta da questo grande sinapside basale.
 
“Esistono scheletri di dinocefali montati abbastanza completi, ma si tratta di esemplari compositi, ricostruiti e assemblati utilizzando parti ossee di diversi esemplari con età simile, come nel caso del genere Moschops esposto all’American Museum of Natural History di New York”, afferma Romano. “Lo scheletro di Tapinocaninus ha conservato intatti il cranio, lo scheletro assiale, i cinti scapolare e pelvico e buona parte delle ossa degli arti: in nessun altro caso si è preservata una tale quantità di parti ossee e in questo senso Tapinocaninus può essere ritenuto il più completo tapinocefalide finora scoperto”.


Ricostruzione scheletrica di Tapinocaninus pamelae che per la prima volta mostra il conteggio completo ed esatto delle vertebre di un Tapinocefalidae. Originale in: Rubidge et al. 2019, Journal od Systematic Palaentology

“Molti dei caratteri individuati in questa specie saranno fondamentali per far luce sulla filogenesi dei dinocefali”, prosegue. “Inoltre, è in corso un nuovo studio che prevede la ricostruzione  in 3D ad alta risoluzione dello scheletro di Tapinocaninus, integrando le parti mancanti attraverso gli esemplari disponibili in collezioni russe e americane. Grazie al modello sarà possibile ottenere la prima stima volumetrica della massa corporea e del peso di un dinocefalo, approfondendo così le conoscenze su uno fra i più grandi sinapsidi basali del Permiano medio”.