L’Eredità, Caduta Libera e il ritrovato culto del campione nei quiz


Dopo anni di fiacca, la televisione italiana si ripopola di campioni e campioncini, amati (e odiati) dal pubblico a casa

“Sì, la vita è tutta un quiz”. Sarà per quello che canta Renzo Arbore che il gioco a premi televisivo resiste all’inesorabile mannaia del tempo: passano le epoche, le mode, ma il quiz non perde il proprio smalto. Anzi, nelle sue molteplici declinazioni, il genere proprio dei grandi maestri del piccolo schermo ha ottenuto sempre maggiore rilevanza, tanto da conquistare spazi precisi nel palinsesto. Dalla serata del giovedì sul Programma Nazionale, ai game show della fascia preserale, luogo naturale del quiz ormai dagli anni ’90.

Se oggigiorno sono numerose e variegate le occasioni che consentono alla gente comune di diventare protagonista dello spettacolo, tra docu-reality e talent show, un tempo era il quiz a portare davanti alle telecamere i vicini di casa, quel cugino appassionato di storia medievale, il macellaio cultore della vulcanologia, che forti della propria cultura e assistiti della fortuna potevano tentare di vincere milioni e diventare campioni. Con l’entrata in scena delle tv commerciali e la moltiplicazione dell’offerta, i telequiz basati sul sapere dei concorrenti iniziano ad alternarsi sempre più di frequente con i giochi a premi dove è il caso a farne da padrone, così il culto del campione inizia a sbiadirsi. Il campione, anche quando il format prevede che possa rimanere in carica nelle puntate successive, o sembra destinato ad abbandonare presto il titolo, senza lasciare particolare traccia negli annali, o a diventare fenomeno pop per la propria eccentricità: dall’Uomo Gatto di Sarabanda, al bancario Sallustio di Passaparola, personaggi che comunque appartengono a un’altra televisione, lontana per quanto vicina. Niente Signore Longari o Coccinelle, se non quando vengono richiamati per celebrare i fasti del passato in eventi unici.

Tuttava, è possibile rintracciare un cambio di tendenza proprio negli ultimi anni, con l’approdo sulle frequenze di Rai1 di un quiz tutto basato sull’enigmistica, che rinfresca le menti dei telespettatori in estate e vede battersi in ogni puntata due squadre da tre concorrenti a suon di catene e associazioni linguistiche: Reazione a catena. Complici la compagnia nei pomeriggi torridi, l’intesa degli sfidanti e il coinvolgimento totale del pubblico a casa – che non può cercare le soluzioni ai quesiti su Internet -, il ruolo del campione torna ad essere centrale e rispettabile. Alle tre ragazze sarde delle Intese a Distanza, vincitrici nel 2015, viene dedicata una pagina fan su Facebook; i volti dei Tre di Denari, licenziati dal posto di lavoro dopo aver vinto centinaia di migliaia di euro, sono ben noti al pubblico della rete, così come quelli delle giovani Focaccine, in gara lo scorso anno.

L’arrivo in gioco di un campione in grado di sbaragliare la concorrenza per un lungo periodo di tempo, che faccia affezionare il pubblico alla trasmissione, è un fattore incalcolabile. Nonostante i malpensanti non perdano l’opportunità di sottolineare che dietro alla permanenza di un titolare si nasconda la mano invisibile degli autori, non c’è motivo di non credere all’etica di chi lavora alle domande e alle risposte dei quiz, che di certo non rischiano la faccia per animare la devozione dei telespettatori nei riguardi del campione. In soldoni, tolta la ricerca di un fuoriclasse durante i casting, non c’è modo di intervenire a favore di un concorrente senza destare sospetti reali. Può avvenire che al campione possano essere serviti dei bonus, come la possibilità di scegliere chi mandare in sfida al primo gioco, come accaduto nell’ultima stagione de L’Eredità; o che abbia più vite rispetto agli avversari, regola di Caduta Libera. Questi vantaggi hanno consentito ad alcuni concorrenti di mantenere il titolo più a lungo e di entrare di diritto parte integrante della storia dei programmi.

Uno su tutti, Nicolò Scalfi, il “campioncino” del preserale di Gerry Scotti, che si appresta a tagliare il traguardo delle sessanta puntate da protagonista e che ha vinto un montepremi di circa 400mila euro. Giovane bresciano, faccia pulita e un grande amore per l’enigmistica, raccontato a latere della storia d’amore vissuta con una delle concorrenti del game show, Valeria Filippetti: un campione figlio dei propri tempi televisivi, scanditi dal cronometro dei sentimenti, che ha contribuito a farlo entrare nel cuore del pubblico di Canale 5. Conosciutisi durante una manche di gioco, i due hanno poi continuato a frequentarsi per alcuni mesi quando, dopo la rottura, la ragazza ha deciso di tornare a sfidarlo sulle botole. Un altro giovane campione di cui il pubblico ha avuto modo di conoscere dettagli privati è stato, in questa stagione, Diego Fanzaga, il “Professore” de L’Eredità, che per età, talento e presenza scenica ha raccolto il testimone del campione Andrea Saccone. Sopravvissuto più volte alla Ghigliottina, con un portafogli da 160mila euro, lo studente universitario è stato adottato dalla squadra di Vieni da me, il talk show postprandiale di Caterina Balivo, sempre su Rai1, di cui è spesso ospite. Il “Professore”, accusato ingiustamente sui social di essere stato aiutato nel gioco, sta partecipando inoltre al Torneo dei Campioni: per l’ultima settimana di programmazione del quiz di Flavio Insinna, infatti, sono scesi in campo tutti i protagonisti della stagione appena trascorsa del quiz, alla conquista del titolo di Campione dei Campioni. Perché, alla fine della fiera, “noi siamo un popolo di concorrenti e alla conquista del quiz partiremo”.



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