Microsoft, la protesta delle donne davanti a Nadella: “Noi, molestate e discriminate”



ERANO TUTTE vestite di bianco. Come le suffragette che agli inizi del secolo scorso reclamavano il diritto al voto per le strade degli Stati Uniti. Così un gruppo di dipendenti, inclusi anche alcuni uomini, si è presentato a una riunione di lavoro con Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, dopo le accuse che nelle ultime due settimane hanno travolto la compagnia. Denunce pesanti che hanno per protagoniste le donne in un contesto dominato dagli uomini. Donne talentuose, ma vittime di molestie sessuali, nonché di sessismo e discriminazioni, nel momento in cui hanno cercato di ottenere la giusta promozione. Episodi gravi su cui Nadella è stato chiamato a intervenire e su cui, al momento, starebbe indagando l’ufficio delle risorse umane.

Il soffitto di cristallo

Tutto è iniziato per via di un messaggio scritto in una mailing list interna da un’impiegata sconvolta dal fatto che dopo sei anni di duro impegno, nonostante la stima del capo e di numerosi colleghi, non fosse riuscita a fare lo scatto di carriera desiderato. Una delusione che le ha lasciato addosso una sensazione molto netta, quella di scontrarsi con un muro di mattoni. “Il club degli uomini ha vinto di nuovo su tutti i fronti”, avrebbe scritto in una email ottenuta da Wired Usa. La confessione ha, evidentemente, toccato un nervo scoperto visto che ha incassato la risposta di centinaia di colleghe altrettanto amareggiate e arrabbiate. Email liberatorie che forniscono un quadro di cosa voglia dire, ancora oggi, essere donna in un ambiente di lavoro prettamente maschile, o a cui vertici si trovano gli uomini. Nei messaggi che la testata statunitense Quartz ha riportato in anteprima molte donne hanno raccontato la loro esperienza. Delle testimonianze tutt’altro che piacevoli. Perché quando non si arriva alle molestie, ci sono comunque allusioni, inviti più o meno espliciti, e battutine che mettono tutte davanti al famoso soffitto di cristallo: quel limite tanto invisibile quanto presente che si frappone tra ogni donna e il pieno raggiungimento della parità di diritti. Ma ancora più avvilente sembra essere stata la risposta data a chi ha avuto il coraggio di denunciare. Nella maggior parte dei casi, le accuse sono state sottovalutate e rispedite alla mittente.

Chiamate a sedersi sulle gambe dei colleghi

C’è chi racconta, per esempio, di essere stata chiamata a sedersi sulle gambe di un collega per due volte durante una riunione di lavoro nella quale erano presenti anche componenti dell’ufficio delle risorse umane e altri dirigenti, e tuttavia nessuno ha avuto nulla da obiettare. O, ancora, chi ha rivelato di essere stata minacciata di morte dal dipendente di una società esterna, collaboratrice di Microsoft, se non avesse fatto sesso con lui. Quando ha riferito la vicenda al capo, però, si è sentita rispondere che “probabilmente stava flirtando”, mentre il dipartimento delle risorse umane ha detto di non poter fare nulla, trattandosi di un esterno. Infine, in molte hanno lamentato di essere state chiamate “bitch” durante gli incontri. Il termine “bitch” significa “puttana”, ma viene usato pure per dire “stronza” in tono scherzoso. Un epiteto che, comunque, in un contesto lavorativo rimane offensivo e fuori luogo. Stando a quanto riporta Wired Usa, Nadella responsabile di una direzione aperta e illuminata della compagnia — ma anche di una gaffe dal sapore sessista quando suggerì alle donne di affidarsi al karma per chiedere un aumento di stipendio — si è mostrato molto comprensivo nei confronti delle protestanti e ha espresso la sua tristezza e il suo disappunto per la vicenda. Lui e il capo delle risorse umane Kathleen Hogan hanno promesso una maggiore trasparenza riguardo ai meccanismi che regolano le promozioni all’interno di Microsoft. Hogan ha anche assicurato che si prenderà personalmente in carico tutte le segnalazioni.

Il problema sessismo nella Silicon Valley

Non è la prima volta che il mondo della tecnologia è scosso da denunce di discriminazioni di genere. Il #metoohi-tech è iniziato nel 2015, quando Ellen Pao, amministratrice delegata del social network Reddit, portò in tribunale il fondo di investimenti Kleiner Perkins Caufield & Byers con l’accusa di discriminazioni sessiste. Anche se Pao in seguito perse la causa, dopo la sua testimonianza altre donne hanno trovato, a ragione, la forza di denunciare. Nel 2017 un’ingegnera al lavoro per Uber puntò il dito contro “pressioni e demansionamenti” all’interno dell’azienda che hanno portato al licenziamento di venti dirigenti e in ultimo alle dimissioni del fondatore dell’impresa in persona, Travis Kalanick. Non è nemmeno la prima volta che Microsoft finisce sotto accusa: a marzo del 2018 ci fu una causa legale che denunciava 238 casi di discriminazioni o molestie che non vennero presi sul serio tra il 2010 e il 2016.