Nazionale, Barella: ”Oggi più fiducia nei giovani, così si cresce”


FIRENZE – Ventimila biglietti già venduti: la risposta di Udine per la partita del debutto delle qualificazioni a Euro 2020, sabato con la Finlandia, è un ottimo presupposto per la Nazionale di Mancini, della quale il ventiduenne Barella è ormai un punto di forza a centrocampo, nel trio di mediana completato da Jorginho e Verratti.

Barella, nel Cagliari lei cagliaritano e stella della squadra ha più responsabilità che in Nazionale: la minore pressione la aiuta?
“A Cagliari indubbiamente avverto molto la pressione, ma io sono uno che dà tutto sempre e comunque, anche nelle partitelle tra amici. Qui ci sono giocatori con più esperienza e loro mi mettono nelle condizioni di fare meglio”.
Quali sono gli aspetti in cui sente di dovere ancora migliorare?
“A Cagliari sto facendo il trequartista: devo aiutare la squadra coi gol, è qualcosa che mi sta mancando. L’anno scorso ho fatto sette gol, quest’anno uno solo. Poi probabilmente devo migliorare nelle ammonizioni, ne prendo un po’ troppe: mi mettono l’etichetta del cattivo, che sinceramente io non sento. Dare tutto a volte porta ai falli, devo stare più attento”.
Per lei si parla di un futuro lontano da Cagliari: Chelsea, Inter, Napoli.
“Io non ho ma parlato di mercato con la società. Ho preso l’impegno di restare a Cagliari fino a fine stagione e l’ho mantenuto. Le voci mi fanno piacere, perché significa che sto facendo bene. Ma ora penso alla salvezza col Cagliari, il prima possibile”.
E’ il momento migliore della sua carriera?
“Sì, sono maturato tanto. Riesco a essere più tranquillo, penso a fare la giocata migliore per la squadra: ho più tempo, giocando tra le linee, per fare il passaggio giusto”.

La Nazionale ha in atto una piccola rivoluzione, con i due registi Jorginho e Verratti: quali sono per lei i vantaggi o gli svantaggi?
“Giocare con gente come Jorginho e Verratti è un grande vantaggio: io cerco di fare più il lavoro tra le linee, loro impostano. Però torno anche indietro a coprire: mi piace, riesco a svariare di più, mi sento più libero”.
L’esplosione contemporanea di tanti giovani talenti come lei ha portato allo stop del fenomeno degli ultimi anni: la caccia all’oriundo.
“Da quando sono arrivato nel grande calcio, è cresciuta la fiducia dei club italiani nei giovani: è la cosa che ci fa migliorare di più. E con molti giovani italiani ai quali viene data più fiducia non c’è più bisogno di andare a cercare giocatori altrove”.
Jorginho e Verratti: quali sono le loro caratteristiche più importanti, visti da vicino?
“Parlo da recuperatore di palloni. Jorginho sicuramente è uno al quale non puoi mai andare a rubare il pallone, perché non te ne dà il tempo: vede la giocata prima, e parlo di 30 secondi non di 3 o 4. A Verratti non togli mai il pallone, perché ha velocità di passo e intelligenza di pensiero fuori dal comune”.
Le sta bene l’etichetta di nuovo Nainggolan?
“E’ un grande complimento: per me è uno dei tre centrocampisti più forti della serie A, tra l’altro siamo anche amici. Abbiamo caratteristiche diverse, ma ci accomuna il fatto di dare il tutto in campo. Io sono più rapido nel breve, lui ha più forza. Ci accomuna anche la scivolata, per me recuperare un pallone in scivolata è come fare un gol, lo dico sempre”.
Che cosa sa della Finlandia?
“Che è una squadra compatta: loro sono bravi sulle palle inattive, hanno fisicità e aspetteranno i nostri errori per ripartire”.
L’Under 21 è attesa dall’Europeo di giugno.
“Ci sono tanti ragazzi forti, che hanno maturato esperienza. Di Biagio e il suo staff ci hanno fatto crescere bene: me, Zaniolo, Mancini, Pellegrini, Chiesa. Arriveremo pronti all’Europeo di giugno, per dare una mano a Di Biagio e all’Italia”.
Chi è il suo giocatore di riferimento internazionale?
“Penso a Modric, un giocatore fantastico. Vorrei prendere tutto da lui, non qualcosa, se ci riuscissi”.
L’ambiente della Nazionale è diventato più sereno?
“Di quello di prima non posso parlare, perché non c’ero. Posso dire che Mancini ci lascia molto tranquilli, anche in campo. Ci lascia divertire e giocare a calcio, che poi è quello che dobbiamo fare”. 
Gigi Riva, simbolo della Nazionale e del Cagliari, è una presenza muta sui muri di Coverciano, in un sacco di fotografie: ha mai pensato, lei cagliaritano di fare come lui che non lasciò mai il Cagliari, come anche Antognoni con la Fiorentina, Totti con la Roma, Maldini col Milan?
“Per pensare, l’ho pensato. Non so rispondere ora. Riva è una delle persone più importanti del calcio italiano e cagliaritano, un punto di riferimento storico e lo è ancora di più per me, che tifo Cagliari fin da bambino. Non so che cosa sarà del mio futuro, però certo che ci ho pensato”.
Questa Nazionale è una squadra che gioca nella metà campo avversaria e lì recupera il pallone: sta cambiando qualcosa nel calcio italiano e nel modo di difendere, è una rivoluzione?
“Sì, il ct ci chiede sempre quello: recuperare palla nella metà campo avversaria, per essere più vicini alla ripartenza, per fare gol. E’ una mentalità importante”.