Non è la d’Urso: chi è la voce dei servizi? Andrea Piovan


Tvblog intervista la voce dei servizi di Live – Non è la d’Urso: Andrea Piovan.

La cosa più bella è la voce narrante“, “La voce che racconta mi spezza ogni volta“, “A me fa sempre ridere immaginare quello che doppia i servizi di #noneladurso in sala di incisione, solo, che fa questa voce da mega dramma“, “Voglio conoscere la voce che sta dietro i servizi di Barbara D’Urso che riesce a rendere interessante e avvincente pure un criceto che fa la cacca, lo voglio nella mia vita che mi narra le vicende“: sono solo alcuni dei tweet, con hashtag #noneladurso, sulla voce dei servizi del programma serale di Barbara d’Urso. Chi si nasconde dietro quella voce? Ve lo diciamo noi: lui è Andrea Piovan, doppiatore di lungo corso. E’ sua la voce del pupazzo Il Capo di Art Attack, è sua la voce narrante italiana dei documentari BBC, è sua la voce di numerosi spot pubblicitari (come Calgon, Vanish, Porsche Italia, Durex).

Mi chiamano l’uomo invisibile“, scherza Piovan con Tvblog. “Con questo mestiere si può dare spazio all’immaginazione e si può essere chiunque. Le persone da casa non sanno chi sei, magari si interrogano su questo: tutti si immagineranno un figo, alto e con gli occhi azzurri; invece sono basso, pelato e brutto (scherza, ndr). Pensi che alcune volte le persone, al ristorante o al supermercato, mi riconoscono soltanto dalla voce“. Una passione, quella per il doppiaggio, iniziata sin da piccolo per “colpa” delle zie e che poi è diventata un lavoro. Dal 2007 è una voce contrattualizzata da Mediaset.

Per Live – Non è la d’Urso si è inventato una tecnica di doppiaggio particolare, molto veloce e “violenta”. Racconta Piovan: “Gli autori hanno voluto che ci fosse il dramma per catturare l’attenzione del telespettatore, estremizzandola e rendendola allo stesso tempo leggera. Come in teatro, si lavora sui contrasti: è una via di mezzo tra il melodramma e la tragedia greca con delle sfumature volutamente comiche e volutamente ‘trash’. All’inizio ero scettico, credevo che quel tono di voce fosse troppo esagerato, ma ho capito subito che avevano ragione loro: funziona. Gli ascolti, poi, ci danno ragione: hanno notato che quando ci sono i servizi il picco d’ascolto sale proprio perché cattura l’attenzione“. Qualcuno ci rivede lo stile di Maccio Capatonda, faccio notare: “Me lo dicono in tanti e mi fa piacere: Maccio è un genio (ride, ndr)“.

Qualche aneddoto: “Noi registriamo il lunedì, il martedì e il mercoledì. Io mi trovo in uno studio e registro i filmati con le indicazioni degli autori. C’è uno sforzo enorme per quei servizi: ogni volta esco dalla sala di doppiaggio sudato (ride, ndr). Ma io stesso mi diverto come un matto nel fare questo: è fondamentale, dev’essere serio ma come il gioco di un bambino. Ormai su Mark Caltagirone so tutto. Scherzi a parte, Barbara ha creduto molto in questo progetto e la ringrazio perché mi ha dato la possibilità di esprimere una parte nuova di me, facendo proprio un lavoro teatrale“.

A proposito di teatro. “Ho fatto per anni teatro: mi ha aiutato a lavorare sulle emozioni. Solo così sono riuscito a tirare fuori le mie voci: ho interiorizzato tutto quello che potevo, così oggi mi è facile passare da una voce briosa come quella del Capo a un tono più impostato come quello dei documentari. Oggi, anche quando vado nelle scuole o nelle Università a tenere delle lezioni, parlo della generazione dell’ascolto: si preferisce ascoltare un libro, piuttosto che libro. Ecco perché ci sono tutti questi podcast o Alexa che va tanto di moda. Le voci, se interessanti, si ascoltano volentieri“.



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