Pendolari tracciati grazie al WiFi: così la metropolitana di Londra evita gli affollamenti


DA OGGI i pendolari della Tube di Londra si trasformeranno da semplici viaggiatori a generatori di dati, offrendo in tempo reale informazioni utili sullo stato di servizio della più antica metropolitana del mondo, datata 1863. Senza però rinunciare alla privacy. La Transport for London (TfL), l’azienda che gestisce i trasporti pubblici della capitale inglese, utilizzerà le antenne WiFi all’interno dell’underground e i cellulari dei pendolari per tracciare con più precisione gli spostamenti di migliaia di passeggeri che ogni giorno viaggiano nella rete sotterranea della City, offrendo informazioni fondamentali per evitare situazioni di sovraffollamento e inutili attese. Il nuovo sistema aiuterà gli utenti ad evitare i nodi nella rush hour perché il ritorno a casa non diventi un’odissea.
 


Pendolari tracciati grazie al WiFi: così la metropolitana di Londra evita gli affollamenti

Fino ad ora l’unico sistema per analizzare il flusso di persone all’interno delle 260 stazioni della metropolitana di Londra era monitorando l’apertura dei tornelli ogni volta che si passava il biglietto, la celebre oyster card, o la più moderna contactless. Un metodo, però, che offriva al massimo un riscontro solo su quanto una stazione fosse più o meno intasata, senza però fornire notizie su quanto una linea o una piattaforma fossero effettivamente congestionate. Alcune stazioni, come ad esempio King’s Cross o Stratford, arrivano ad ospitare anche dieci piattaforme, ed è fondamentale conoscere quale di queste evidenziano i maggiori tempi di attesa, in particolar modo nelle ore di inizio e fine giornata lavorativa, per poter organizzare in tempo reale il proprio viaggio senza rischiare di rimanere bloccati più del dovuto a decine di metri sotto terra.

Come funziona

Dal mese di luglio questo sarà possibile tramite il nuovo sistema: la TfL traccerà non più solo l’ingresso e l’uscita dei pendolari attraverso l’apertura dei tornelli, ma anche i loro spostamenti all’interno delle stazioni, tra una piattaforma e l’altra, tra un vagone e l’altro. Questo grazie a un sistema basato sugli indirizzi Mac (Media Access Control) che gli smartphone inviano automaticamente ai punti di accesso WiFi quando cercano di stabilire una connessione. Ogni qualvolta il sistema riceve una determinata quantità di indirizzi Mac è anche in grado di risalire al numero di persone presenti in quell’area in quel determinato momento, che nel caso della TfL si traduce in presenze lungo le piattaforme o all’interno delle gallerie di spostamento tra una linea e l’altra.


Pendolari tracciati grazie al WiFi: così la metropolitana di Londra evita gli affollamenti

I limiti del sistema

Unica criticità di questo sistema di tracciamento, che non tutti i pendolari hanno la modalità WiFi accesa sul proprio smartphone, o addirittura non ce l’hanno proprio se si tratta di telefonini di vecchia generazione. Ma questi due casi rappresentano una piccola percentuale rispetto ai 5 milioni di passeggeri di media che ogni giorno prendono la Tube per salire su uno dei 543 treni operativi in contemporanea nelle ore di punta.


Pendolari tracciati grazie al WiFi: così la metropolitana di Londra evita gli affollamenti

A prova di privacy

Anche dal punto di vista della privacy, la TfL ha analizzato ogni aspetto del caso, specificando che quando i cellulari si connettono alle antenne WiFi delle stazioni generando l’indirizzo Mac, questo viene automaticamente sostituito da un identificatore che non può essere ricondotto allo smartphone, e quindi al cliente che lo possiede. Bloccando anche la possibilità di ‘comunicare’ con quel determinato dispositivo evitando così di poter raccogliere dati di navigazione o altre informazioni sensibili. In più, i cellulari basati sui sistemi operativi iOS, Android o Windows utilizzano indirizzi Mac che vengono generati in maniera casuale quando cercano le reti, rendendo più complicata l’identificazione.

Il test in 54 stazioni: 509 milioni di dati da 5,6 milioni di smartphone

Prima di ampliare il sistema all’intera rete che si estende per 402 chilometri trasportando una media di 1 miliardo e 350 milioni di passeggeri l’anno, la TfL aveva condotto un test nel 2016 in tandem con Ico (Information Commissioner’s Office), il garante britannico per la privacy. Un mese di prova sui router WiFi posizionati in 54 stazioni ha permesso di raccogliere 509 milioni di dati generati da 5,6 milioni di smartphone di pendolari durante 42 milioni di differenti spostamenti all’interno delle linee della metropolitana, il tutto a prova di privacy.
 
Ma per sfatare ogni perplessità, ora all’ingresso di ogni stazione verrà apposto un cartello per informare sul nuovo servizio e offrire informazioni in tempo reale. Chi non si sentisse comunque al sicuro, può scegliere di disattivare l’opzione WiFi del proprio smartphone ancor prima di superare i tornelli.

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