Perché il nostro Capodanno si festeggia il 1° gennaio? #Sapevatelo



Da millenni per ogni popolo e ogni civiltà, la data che segna la fine del ciclo annuale e l’inizio di quello nuovo è un momento dal grande valore simbolico. Sin dalla notte dei tempi questo evento è stato celebrato come una festa, con rituali espiatori, purificatori, propiziatori.
Gli egizi ad esempio contavano i giorni dell’anno partendo dal levare eliaco della stella Sirio, all’incirca in prossimità del solstizio d’estate e in concomitanza dell’arrivo delle inondazioni del Nilo.   

Il Capodanno cinese, invece, è da sempre legato al calendario lunare. L’anno nuovo inizia in concomitanza con il primo novilunio, ossia la prima luna nuova dell’anno e può cadere un giorno qualsiasi tra il 21 gennaio e il 19 febbraio. Per gli antichi greci nel Calendario Attico riformato durante la legislatura di Solone, l’inizio dell’anno era determinato dal solstizio d’estate: il primo mese, Ecatombeone, cominciava con la prima luna nuova dopo il solstizio, rispetto al calendario moderno, cadeva quindi fra l’ultima decade di giugno e le prime due di luglio.

Furono i romani, nel 153 a.C., a far partire l’anno il 1° gennaio, giorno in cui i consoli di

Roma iniziarono a entrare in carica (anni del Consolato). Ricevuti gli auspici positivi potevano indossare la toga praetexta ed essere onorati con la salutatio di amici e clienti. Fu Giulio Cesare nel 46 a.C., con l’adozione del calendario che ancora oggi porta il suo nome, a consacrare questa data come Capodanno. In quel giorno si tributavano a Giano offerte votive, il farro mescolato a sale e lo ianual, una focaccia di farina, formaggio grattugiato, uova e olio. Giano, Duonus Cerus dei romani, colui che apre e rinnova; l’aspetto bifronte simbolizzava il prima e il poi, era preposto a tutti gli inizi: a quelli immateriali, come a quelli materiali, il passaggio dal vecchio al nuovo.

Nel periodo Medioevale, nonostante l’adozione dell’era Cristiana, introdotta dal monaco erudito Dionigi il Piccolo nel 523 d.C., per molti secoli regnò una certa anarchia, diversi erano gli stili seguiti per segnare l’inizio dell’anno: nei Paesi anglosassoni, ad esempio, era in uso lo stile dell’Incarnazione (anno ab incarnatione Domini) che fissava il capodanno al 25 di marzo, in riferimento all’incarnazione di Cristo nove mesi prima del Natale; questa consuetudine fu adottata anche da Pisa e Firenze, ma con una profonda distinzione. Nel primo caso, anticipando l’inizio dell’anno di nove mesi e sette giorni rispetto al nostro calendario, nel secondo posticipandolo di due mesi e ventiquattro giorni.

In Italia meridionale i Paesi che erano stati nell’orbita dell’impero d’Oriente, in modo particolare Puglia e Calabria, consideravano come l’inizio del nuovo anno ogni 1° di settembre (stile bizantino); a Venezia l’anno cominciava il 1° marzo (stile veneto, come il più antico calendario romano di Numa Pompilio), mentre a Milano, così come in Spagna, invece, l’anno iniziava con la nascita di Cristo, il 25 di dicembre (stile della Natività anno a nativitate Domini). 
In Francia il capodanno cadeva assieme alla domenica di Resurrezione, secondo uno stile particolarmente scomodo, dal momento che la Pasqua è una festa mobile e gli anni potevano così presentarsi di diversa durata (stile della Pasqua).

Bisognerà aspettare la riforma del calendario nel 1582 voluta da papa Gregorio XIII (da qui il nome di calendario gregoriano), intervenuto per fermare la progressiva regressione dell’equinozio, causata da un’imperfezione del calendario giuliano, al quale sostanzialmente si ispirava, per vedere un tentativo di uniformare la data del Capodanno al 1° gennaio; venne così adottato lo stile della circoncisione, con riferimento diretto a quella del Cristo avvenuta sette giorni dopo la sua nascita.

L’applicazione delle indicazioni del Pontefice varierà a seconda delle nazioni, incontrando in alcuni casi una fiera opposizione.
Le altre nazioni europee, soprattutto quelle protestanti per motivi ideologici e religiosi, ma anche alcune città italiane (Firenze, Venezia) non si conformarono subito al nuovo calendario, ancora nel Settecento c’erano diverse resistenze alla sua adozione, resistenze che nonostante tutto (come nei paesi di religione ortodossa che continuarono e continuano ad usare il calendario giuliano) scemarono fino a quando il calendario gregoriano e quindi il capodanno in data 1° gennaio  fu riconosciuto a livello internazionale a partire dal XIX secolo.