Roberto Giacobbo conduttore Freedom Rete 4, puntate seconda edizione: intervista


Parla ai microfoni di Blogo il conduttore di Freedom – Oltre il confine. Da stasera le nuove puntate

Per noi è la puntata numero 9, perché è la continuazione della prima serie. Per me la divulgazione è servizio pubblico, sempre, in ogni caso. Deve rivolgerci a tutti, dai più piccoli agli adulti, a chi ha studiato e a chi non ha potuto farlo. Rispetto nei confronti verso gli studiosi, le persone di cui raccontiamo le storie e verso il pubblico“. Il giornalista, conduttore e autore, con un passato da vicedirettore di Rai2, Roberto Giacobbo, ai microfoni di Blogo, espone la sua idea di divulgazione televisiva, genere del quale è tra i più importanti esponenti in Italia.

A partire da stasera Rete 4 trasmetterà le nuove puntate (otto in totale) del suo Freedom – Oltre il confine:

Le riprese sono in corso, abbiamo iniziato a girare queste puntate due mesi fa. Ognuna di esse richiede quasi sei mesi di lavoro. Questo nuovo ciclo avrà una fase grafica ancora più arricchita, ci saranno ipertesti che accompagneranno la fruizione dei contenuti. Nella puntata di stasera ci sarà l’esordio del truck, un mezzo costruito per noi, adatto all’Artico come al deserto, per noi è una sorta di casa.

Un po’ Overland?

Sì, assomiglia a quei mezzi, anche se è di una generazione più recente. Non è un furgoncino, è un camion. Nelle puntate successive nascerà un mini truck, radiocomandato. Lungo 40 centimentri, con una telecamera sopra, si infilerà dove altri mezzi più grandi non possono entrare.

Rispetto alle prime otto puntate, avete cambiato qualcosa?

C’è una costante e continua evoluzione nei miei programmi, basta guardare come sono cambiati dal primo – 20 anni fa – all’ultimo. Abbiamo aggiunto altri contenuti e nuove tecnologie. Per esempio, in questa serie avremo una visione dei monumenti e dei luoghi che visitiamo attraverso un particolare scanner che nasce dal lavoro scientifico, non per la televisione. Un apparecchio in grado di mappare e di attraversare pietre, muri, montagne e piramidi, entrandovi come se ci si potesse muovere, trasformando le mura in nuvole di punti. Il risultato è una emozione unica. Siamo i primi ad utilizzare questa macchina.

Il pubblico di Rai2 ti ha seguito su Rete 4?

L’affezione verso un canale è sempre più lontana dalla realtà. Un tempo chi si affezionava ad un canale guardava tutta la sua proposta, adesso le proposte alternative sono molto forti, l’offerta è grandissima. Ormai ti vai a cercare il prodotto che ti interessa.

Gli ascolti. La media delle prime otto puntate è stata del 5,4%…

5.5%. Un ottimo risultato, oltre le aspettative.

Mi sai spiegare perché in una settimana – dal 17 al 24 gennaio – avete perso più di un punto di share, passando dal quasi 6 al 4%?

Perché su Rai1 era partita una potentissima fiction (in realtà Che Dio Ci aiuti era iniziata due settimane prima, Ndr). Poi, dopo la curiosità per la fiction partita, però, siamo tornati a crescere riconquistando il pubblico.

Le nuove puntate andranno in onda il mercoledì e non più il giovedì.

Su queste scelte, prese da persone che fanno questo di lavoro dalla mattina alla sera, io non interferisco. Mi affido a loro. Comunque sapevo da molto tempo del cambio di collocazione.

Con il tuo team ti sei recato e ti recherai in Egitto, Gran Bretagna, Stati Uniti, Romania, Cina, oltre che in Italia. Freedom è un programma che costa molto?

So quanto costa, ma non posso dirlo per riservatezza industriale. Il direttore di Rete 4 Sebastiano Lombardi nella conferenza stampa di presentazione a inizio stagione disse che è nella media delle prime serate della rete. Ha poi aggiunto di essere sorpreso per come ottimizziamo il budget. Sono laureato in economia, sono un autore, ho avuto molte esperienze di gestione amministrative dei programmi, mi sono specializzato nello spendere in maniera oculata i soldi.

Cosa ti manca della Rai?

Mi mancano i tanti amici con i quali ho lavorato bene per tanti anni. La prima immagine della prima puntata di Freedom, non a caso, è stata un saluto rivolto a loro.

Come definisci il tuo modo di fare televisione?

Passione, educazione e rispetto. Sono fatto così, non sono un personaggio televisivo che cambia davanti alle telecamere. Prima delle riprese chiedo di non entrare nei luoghi che non conosco, mi limito a studiarli sulla carta, proprio per mostrare la mia emozione vera. Non sono un attore, sono un narratore.

Un tuo giudizio sulla nuova Rete 4 alla fine della prima stagione.

Il dato oggettivo è che Rete 4 è la rete cresciuta di più nell’ultimo periodo. Importante, in un momento in cui le generaliste perdono terreno. Grazie ai dirigenti Mediaset e al direttore Lombardi, Rete 4 sta diventando un punto di riferimento diverso da prima. Informazione più garbata, ma completa. Ci vuole tempo, il lavoro in televisione è una cosa lunga, per cambiare le abitudini degli spettatori servono qualità e tempo.

Hai dato un’occhiata al programma che su Rai2 di fatto ha sostituito Voyager, ossia Niagara di Licia Colò?

La chiamai io quando ero vice direttore di Rai2. Niagara l’ho preparato insieme a lei. Nell’idea iniziale sarebbe dovuto andare in alternanza con Voyager. Quando decisi di andare via, chiesi a Licia di anticiparne la messa in onda, insieme all’allora direttore di Rai2 Andrea Fabiano. A Niagara ci hanno lavorato molti miei collaboratori. Mi è sembrato un ottimo prodotto.

Insomma, non ti offendi se definiscono Niagara l’erede di Voyager.

No, assolutamente.



http://www.tvblog.it/rss2.xml

Cabine Armadio Componibili