Sanremo Giovani, e se la Rai lo trasformasse nel suo talent show di punta?


Le semifinali del concorso ospitate da ItaliaSì, che non può rinunciare ai monologhi di Povia e dei Cugini di Campagna: e se si alzasse l’asticella del talent?

È andato in onda oggi pomeriggio il primo speciale di ItaliaSì dedicato a Sanremo Giovani, la competizione canora che porterà alcune giovani leve della musica italiana a concorrere sul palco dell’Ariston, alla conquista del titolo di campione delle Nuove Proposte. Dopo i tradizionali interventi sul podio della trasmissione, tutti in tema sanremese, i primi dieci semifinalisti di Sanremo Giovani hanno presentato al pubblico le loro canzoni. È stato lo stesso Amadeus, direttore artistico della competizione, ad aver pensato di affidare alla trasmissione di Marco Liorni il compito di far conoscere i giovani talenti ai telespettatori di Rai 1. A un anno di distanza dall’esperimento di Ecco Sanremo Giovani, figlio del baudiano Destinazione Sanremo, la Rai ha quindi cambiato strategia, scegliendo di introdurre al piccolo schermo i cantanti (semi)sconosciuti attraverso un canale familiare, tra l’ovatta confortevole del sabato pomeriggio.

In pieno stile ItaliaSì, i dieci artisti sono saliti sul podio, sfruttando il gettone di sessanta secondi per descriversi e parlare di amici e famiglia col conduttore, per poi cantare dal vivo il proprio brano. Una vetrina a doppia finestra, giacché ogni gruppo di dieci talenti ha a disposizione due emissioni per farsi vedere e sentire. Presentazione e votazione della giuria a una settimana di distanza, con il consiglio di Amadeus per il pubblico di continuare ad ascoltare le canzoni anche nei giorni successivi attraverso RaiPlay. Nonostante la gara finale delle Nuove Proposte vada in onda a febbraio, il progetto di far entrare in confidenza i telespettatori coi volti e le voci dei partecipanti sin da novembre e in un contesto di emotainment potrebbe essere il primo mattone utile per costruire nuove solide carriere. Almeno sulla carta. L’eco è chiaramente quella dei talent show canori che, sebbene globalmente in crisi, danno sempre spazio alle lacrime e ai sorrisi degli artisti, strumenti indispensabili per creare connessioni intime coi televotanti.

Viene da chiedersi, tuttavia, il motivo per cui l’azienda non punti a far diventare Sanremo Giovani un vero e proprio talent autonomo, forte del brand e delle connessioni interne dell’azienda. Unendo la tradizione della gara, il gioco di squadra tra le reti e la rinata piattaforma di streaming, e sfruttandone al massimo le potenzialità, si avrebbe tra le mani la ricetta di una trasmissione con tutti i crismi del successo, non come la versione Young. Perché non alzare l’asticella e affidare alla presentazione degli artisti l’intera trasmissione di oggi, eliminando i monologhi senza capo né coda di Povia e Christian in apertura?

A dirla tutta, non ci sarebbe bisogno nemmeno di pensare a costosissimi programmi quotidiani o confezionati ad hoc per l’evento. Già solo rimanendo dentro i confini dell’Ammiraglia, tra Vieni da Me, Domenica In e La Vita in Diretta, si avrebbero a disposizione spazi e tempi a sufficienza per far affezionare il pubblico agli aspiranti concorrenti nei mesi precedenti all’evento. Che, stando ai dati che attualmente abbiamo a disposizione, vedremo nella superfinalissima a metà dicembre e riprenderemo per mano a inizio febbraio. Il successo nazionale di Mahmood, Francesco Gabbani, Irama e Ermal Meta, partecipanti tutti alle Nuove Proposte del 2016, ha già decretato il Festival come scuola televisiva di talenti più fruttuosa degli ultimi anni. Che cosa si aspetta a conferirgli il risalto necessario, quello vero però?

 

 



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