Testa di Tutankhamon all’asta, l’Egitto chiede la restituzione



Quando si parla di Tutankhamon – è inevitabile – l’attenzione mediatica è sempre grande. Non è un caso quindi che la vendita di una testa del giovane faraone abbia subito scatenato veementi proteste da parte delle autorità egiziane.
Il tutto è nato dalla pubblicazione da parte di Christie’s del catalogo di 104 antichità, molte delle quali egizie, che saranno messe all’asta il prossimo 3 luglio a Londra.

Oltre a questi reperti, per il giorno dopo è prevista la vendita eccezionale di un frammento, alto 28,5 cm, di una statua in quarzite marrone che mostra la testa di Tutankhamon (1333-1323 a.C.) nella forma divinizzata di Amon. Il re, infatti, è rappresentato con la tipica corona del dio, sormontata da due piume che si conservano ancora alla base. Tale scelta non è casuale, ma rispecchia la volontà politica del faraone di restaurare il vecchio credo legato ad Amon-Ra dopo la breve parentesi di riforma religiosa di Akhenaton (1351-1333), rigettata anche dal cambiamento del nome che in origine era Tutankhaton.

Nonostante ciò, la scultura mostra ancora gli evidenti influssi dell’arte amarniana nei tratti del viso.

Diverse statue simili sono state ritrovate nel complesso templare di Karnak a Luxor (un esempio dal Metropolitan Museum di New York: https://www.metmuseum.org/toah/works-of-art/07.228.34/), come chiara volontà di mostrare il ritorno alla tradizione nel luogo che più di tutti era stato osteggiato da Akhenaton. Proprio questo particolare ha spinto le più alte cariche del Ministero egiziano delle Antichità ad attivarsi per bloccare la vendita che dovrebbe raggiungere almeno i 4 milioni di sterline (circa 4,5 milioni di euro). Infatti, secondo dichiarazioni rilasciate dal celebre archeologo Zahi Hawass alla ABC News, il frammento sarebbe stato rubato proprio da Karnak negli anni ’70.


La testa vista di profilo. Fotografia per gentile concessione Christie’s

Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha aggiunto che se Christie’s non fornirà un’adeguata documentazione che attesti una legale esportazione dall’Egitto, il pezzo dovrà essere restituito all’Egitto. Nel paese nordafricano, il patrimonio archeologico è tutelato dalla legge n° 117 del 1983, inasprita ulteriormente nel 2017 per cercare di arginare scavi abusivi e il conseguente mercato nero cresciuti a dismisura dopo la rivoluzione del 2011. Esiste perfino un dipartimento del Ministero delle Antichità preposto alla lotta al contrabbando, il cui capo, Shaaban Abdel-Gawad, si sta preparando a contattare l’Interpol e a intraprendere tutte le azioni legali del caso. Anche il Ministro egiziano degli Esteri è stato allertato nel caso servisse un intervento nei confronti del suo omologo britannico.

Christie’s ha risposto alle accuse per mezzo di una portavoce che, in una dichiarazione alla CNN ha affermato che “gli oggetti antichi, per loro natura, non possono essere tracciati per millenni”, aggiungendo inoltre che “è estremamente importante stabilire la proprietà recente e il diritto legale alla vendita, come abbiamo chiaramente fatto. Non proporremmo alcun oggetto su cui ci fossero dubbi per il possesso o l’esportazione”.

In tal senso, si sa che la testa, già nota agli esperti ed esposta in alcune mostre in Spagna e Germania, fa parte della Collezione Resandro, una delle più famose raccolte private di antichità egizie, già in parte piazzata dalla stessa casa d’asta nel 2016 per 3 milioni di sterline. L’attuale proprietario avrebbe acquistato la testa nel 1985 da Heinz Herzer, un mercante di Monaco di Baviera. Ancor prima, l’austriaco Joseph Messina l’avrebbe acquisita nel 1973-74 dal principe tedesco Wilhelm von Thurn und Taxis che l’avrebbe posseduta nella sua collezione privata dagli anni ’60.

Ma intanto, mentre si procede con le indagini per stabilire l’origine del pezzo e verificare l’attendibilità delle documentazioni presentate, il ministro egiziano delle Antichità Khaled el-Enany ha già chiesto a Christie’s, tramite l’ambasciata egiziana a Londra e l’UNESCO, di bloccare la vendita.