World back up day, il 65% degli utenti perde dati: i consigli per metterli al sicuro


NEL NOSTRO smartphone, nel nostro tablet o nel computer a casa o al lavoro, ormai, conserviamo gran parte della nostra vita. Immagini, ricordi, amicizie, contatti, ma anche dati sensibili come il nostro account bancario, la nostra dichiarazione dei redditi, le password di accesso al nostro sistema d’allarme o di videosorveglianza, le credenziali per l’uso del computer aziendale, i nostri account ai vari social network. Per non perdere questi dati, abbiamo imparato ormai che i nostri device vanno difesi da “attacchi”, che è opportuno farne una copia su supporti  esterni, che bisogna conservare e proteggere gli account per non renderli utilizzabili da malintenzionati nel momento in cui perdiamo o ci rubano lo smartphone, il portatile, il tablet. Ma salvare i dati spesso non è sufficiente, anche perché la maggioranza di noi lo fa solo per uno dei device in nostro possesso. Non soltanto: tenere i propri dati al sicuro, seppure è ormai diventata un’abitudine diffusa, non ci salva dalla necessità di reinstallare tutte le applicazioni su un nuovo smartphone, su un nuovo tablet o su un nuovo Pc. Con tutto quello che ne consegue in perdita di tempo e, spesso, nell’impossibilità di ripristinare tutto il nostro “mondo virtuale” all’interno degli apparecchi in uso.

Il 31 marzo è la data dedicata al “World Backup Day”, l’occasione per ricordarsi non solo di salvare i propri dati, ma di fare un vero e proprio backup costante dei nostri device. Qual è la differenza tra salvataggio dei dati e backup? E’ presto detto: nel primo caso, avremo l’integrità dei nostri dati sempre disponibile, ma, nel caso di perdita, furto o guasto, dovremo reinstallare da zero i programmi e le app in un nuovo device. Nel secondo caso, invece, potremo quasi senza problemi, riavere in breve tempo tutto il nostro sistema pronto ad essere utilizzato Acronis ha presentato i dati del sondaggio globale commissionato per il World Backup Day 2019 per fare luce sulle abitudini globali di protezione dati degli utenti. Dall’indagine emerge che il 65,1% degli utenti intervistati o un membro della loro famiglia ha perso dati in seguito a un’eliminazione involontaria, un guasto o un problema software, con un aumento del 29,4% rispetto allo scorso anno.

Il sondaggio rivela anche che quasi tutti gli utenti (92,7%) eseguono ormai il backup dei propri computer, con un aumento di oltre il 24,1% rispetto allo scorso anno, il più consistente su base annua. Il dato però è riferito soprattutto all’utenza aziendaleo comunque connessa all’attività lavorativa.

“Questi due risultati possono apparire incompatibili a una prima lettura: come è possibile che sia aumentata la percentuale di dati persi se quasi tutti eseguono il backup?” si chiede James Slaby, direttore Cyber Protection presso Acronis. “Spiegare il senso di queste cifre non è comunque complicato. Le persone utilizzano un numero maggiore di dispositivi e accedono ai propri dati da più posizioni rispetto a prima, moltiplicando così le opportunità di perdere i dati. A volte eseguono il backup del laptop, ma non quello dello smartphone che magari viene dimenticato in taxi causando così la perdita dei dati.”Il numero di dispositivi usati dagli utenti è in costante aumento: oltre il 68,9% di utenti individuali riferisce di possedere tre o più dispositivi, inclusi computer, smartphone e tablet. È un aumento del 7,6% dal 2018.


World back up day, il 65% degli utenti perde dati: i consigli per metterli al sicuro

Considerata la quantità dei dati usati e i racconti di coloro che hanno perso le proprie case a causa di incendi e inondazioni, e del volume di dati perduti in seguito ad attacchi ransomware e violazioni della sicurezza, l’incremento dei backup riferito testimonia l’esigenza di protezione dei dati da parte di quasi tutti gli utenti. Di fatto quest’anno solo il 7% ha dichiarato di non aver mai eseguito un backup, una percentuale che lo scorso anno era pari al 31,4%. Il problema è che spesso, però, non si fanno backup costanti, ma solo una volta ogni tanto.

Dal sondaggio emerge anche il maggior valore attribuito dagli intervistati ai propri dati: il 69,9% riferisce l’intenzione di spendere oltre 50 dollari per recuperare file, foto, video perduti. Lo scorso anno questa percentuale era inferiore al 15%. Il 62,7% degli utenti, inoltre, tiene i propri dati nelle immediate vicinanze, eseguendo il backup su un disco esterno locale (48,1%) o su una partizione di disco rigido (14,6%). Solo il 37,4% utilizza un approccio al cloud o ibrido tra cloud e in locale.

La bassa percentuale di adozione del cloud presenta un’altra apparente incongruenza. La maggior parte degli utenti afferma che l’accesso libero ai dati è uno dei principali vantaggi offerti dal backup, con una netta maggioranza che sceglie “l’accesso facile e rapido ai dati di backup da qualsiasi posizione” come caratteristica prioritaria. Ciononostante, solo un terzo esegue il backup nel cloud, l’unica opzione che offre la possibilità di recuperare i file da qualsiasi posizione.

Il tipo di dati su cui convergono i maggiori timori degli utenti è rappresentato da contatti, password e altre informazioni personali (45,8%), a cui fanno seguito file multimediali come foto, video, musica e giochi (38,1%).
Poco meno della metà degli utenti, poi, è consapevole dei potenziali attacchi online che minacciano i dati, come il ransomware (46%),il malware di mining di criptovalute (53%) e gli attacchi di ingegneria sociale (52%) usati per diffondere i malware. La diffusione delle informazioni relative a questi pericoli sembra aver subito un rallentamento, perché il numero di consumatori consapevoli è aumentato del solo 4% nello scorso anno.
 
Dati diversi emergono invece da uno studio commissionato da Kingston Technology: ogni minuto, nel mondo, 113 telefoni cellulari vengono persi o rubati, per un totale di oltre 162 mila unità al giorno, e l’84% degli intervistati dichiari di aver perso i propri dati almeno una volta nella vita, il 55% dei rispondenti allo studio condotto dalla multinazionale che si occupa di archiviazione dei dati,  afferma invece di effettuare il backup dei propri dispositivi solo quando capita, mentre un disattento 13% non sa nemmeno di che cosa si stia parlando. Per fortuna, si salva un giudizioso 18% che dichiara di eseguire il backup almeno una volta al mese.
Percentuali curiose se consideriamo che il 47% dei rispondenti è unanime nell’affermare che all’interno dei propri device è custodito praticamente tutto della propria vita: ricordi, agenda, contatti, password, dati sensibili, ecc.. E che solo il 27% dichiara di aver salvato molto di quello che conta. Un irrilevante 2% sostiene di non avere informazioni importanti salvate sui dispositivi che utilizzano quotidianamente.

Non solo: il 39% dichiara che perdere i dati contenuti nei dispositivi mobili sarebbe “la fine del mondo”, mentre il 35% riconosce nel misfatto un problema, ma comunque risolvibile, dopo il disagio iniziale. C’è poi anche un 25% che se si dovesse svegliare la mattina e scoprire che i propri device sono completamente vuoti, andrebbe totalmente nel panico.

Ma quali sono i dati che dispiacerebbe maggiormente perdere? Fotografie e video si posizionano al primo posto (61%), seguiti da password e accessi ai vari siti e account (17%), documenti vari (14%) e contatti della rubrica (8%).

Dall’indagine emerge che, al contrario di quanto affermato nella ricerca di Acronis (ma la spiegazione di questi dati contrastanti è semplice: una cosa è la sensibilità soprattutto aziendale – evidenziata da Acronis – altra è quella individuale, evidenziata proprio da Kingston Technology) c’è ancora poca confidenza con le operazioni di backup: il 41% si affida al proprio intuito, il 25% prova a portare a termine l’operazione, ma non garantisce il risultato, e il 19% non saprebbe nemmeno da dove iniziare. Solo il 15% eseguirebbe un backup ad occhi chiusi

Dal sondaggio emerge che episodi in realtà frequenti come attacchi hacker, smarrimento e manomissione di dispositivi, vengono percepiti come poco probabili. Le cause di perdite dati più verosimili vengono invece attribuite a fattori quali furto e malfunzionamento dell’hardware.“Gran parte dei nostri dati sono ormai digitali, e sempre più spesso ci affidiamo alla tecnologa per svolgere operazioni di vita quotidiana. Non dobbiamo però sottovalutare il verificarsi di episodi spiacevoli come furti, attacchi hacker, malfunzionamenti hardware o cancellazione più o meno accidentali dei dati stessi”, ha dichiarato Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Italia. “Per queste ragioni è fondamentale mettere i propri dati al sicuro, eseguendo con regolarità il backup dei dispositivi”.

Aruba, leader nei servizi di data center, cloud, web osting, e-mail, PEC e registrazione domini propone dal canto suo una serie di utili consigli per mettere in sicurezza i propri dati.
Un sondaggio a livello globale condotto da Ontrack Data Recovery nel 2018 ha fatto emergere che, su circa 350 clienti coinvolti in data loss, il 33% degli intervistati non stava utilizzando alcun sistema di backup quando si è verificata la perdita dei dati.

Ecco dunque i consigli:

1. Fidarsi del cloud: la scalabilità del cloud offre soluzioni rapide per trasferire e salvare i propri contenuti su un’infrastruttura remota. Tra i vantaggi, la facilità di consultare i file e modificarli da qualunque parte del mondo, in qualunque momento, senza limitazioni di compatibilità con software o sistemi operativi.
2. Fare backup costanti: esistono software in grado di eseguire backup regolarmente, in maniera automatica, su base oraria, giornaliera, settimanale o mensile – a scelta – riducendo quindi al minimo l’effort e minimizzando l’uso della banda per non interferire con le altre operazioni quotidiane. Il suggerimento è, quindi, di impostare backup costanti ed eseguire test di ripristino a cadenza regolare, in modo da prevenire eventuali perdite di dati.
3. Scegliere un provider di fiducia: la scelta madre, in quanto i dati non finiscono in un buco nero, ma vengono conservati all’interno di data center, luoghi fisici che possiedono una ben precisa collocazione geografica, certificazioni e parametri di sicurezza ideati e applicati ad hoc. Al loro interno le informazioni sono duplicate e ridondate e i server sono operativi 24 ore su 24.